giovedì 23 settembre 2021

Cortesie del caso

Ieri, all'uscita di un negozio, che negava l'ozio, dov'ero entrato per non comprare niente (eppure avevo uno scontrino in mano quando sono uscito e non mi ricordo perché), un ragazzino, fermo a cavalcioni sulla sua bici da sterrato, mi ha chiesto se il monopattino elettrico che era posteggiato di fianco alla vetrina del negozio fosse mio. Con rammarico - più suo, che mio - gli ho risposto di no, e lui, probabilmente non contento della risposta, a seguire, mi ha chiesto anche se avevo un cane.
«Che sta succedendo?», ha chiesto, rivolgendosi a me, una giovane signora, abbronzata e tatuata sugli avambracci e sui polpacci, con una mascherina nera sulla bocca.
«Niente», ho risposto, «il bambino è suo figlio?».
«Sì, perché? problemi?»
«Nessuno. Suo figlio mi ha chiesto se fosse mio quel monopattino, e io gli ho risposto di no. Poi mi ha chiesto se avevo un cane e io gli stavo rispondendo che sì, ho un cane, ma non l'ho fatto, lo faccio ora, perché è arrivata lei e ha chiesto "Che sta succedendo?"».
«Lei non si deve permettere».
«Permettere che?».
«Di parlare a mio figlio».
«Mah... mi ha fatto due domande: rispondere è cortesia».
«Lei non deve essere cortese con mio figlio».
«Dovevo essere maleducato?»
«Sì. Ai bambini va insegnata la maleducazione. Devono capire che non si devono fare domande agli adulti, in particolare se estranei. Per questo sarebbe stato meglio se lei non avesse soddisfatto le sue curiosità e se fosse restato indifferente».
«Odio gli indifferenti».
«Mi odia?»
«No, scusi, non mi fraintenda. Le rispiego: io sono uscito da questo negozio, e suo figlio, fermo sulla sua bici, forse per aspettare lei che era rimasta indietro, ha posto a me, sconosciuto, una legittima domanda su di chi fosse quel monopattino elettrico».
Intanto, dal negozio che negava l'ozio, è uscito un ragazzo, ha preso il monopattino e, rapido, è svicolato via.
«Ecco, lo vedete? È lui il proprietario.»
«Ma perché allora mio figlio non lo ha chiesto a lui invece che a lei: si vede benissimo che lei non è un tipo da monopattino».
«Perché esistono tipi da monopattino?».
«Sì».
«Me li saprebbe descrivere?».
«Sì: o sono giovani o sono coglioni».
«La ringrazio per la fiducia. Le posso offrire un caffè?»
«E a mio figlio, che cosa offre?».
«Lo lasci qui, fermo sulla bici, all'uscita di questo negozio a fare domande a chi esce, perché domandare è lecito e rispondere...»
«A me un caffè macchiato va bene, grazie.»
«Cortesia».

mercoledì 22 settembre 2021

All'Italia

È così bello amarti, pensavo,

poi mi sono ricreduto, pensavo,

perché amarti costa tanta

fatica.

Purtroppo a me uccide

l'accidia;

così lascio perdere questo sforzo

perché non voglio morire

ammazzato

dall'amore che pensavo

di avere per te.

Non ti amo più, penso:

tiferò Croazia.

martedì 21 settembre 2021

Proviamo a cantare

Domani, 22 settembre 2021, alle ore 21:21, arriva l'equinozio e porterà l'autunno. Le ore di luce diminuiranno gradualmente sino al solstizio d'inverno. Roberto Speranza, un politico di un partito da un nome strano, continuerà l'attività di ministro della salute. Mario Draghi, un banchiere da un cognome feroce, continuerà a presiedere il consiglio dei ministri. I ricci si apriranno? Le foglie cadranno mutando colore? Gli aironi emigreranno «verso paesi caldi, verso Linosa, Lampedusa, Gerba, forse dopo la sosta sul lago Dessuèri, sullo stagno dei Pàlici o Vendìcari»[*]?

Quello ch'è dato sapere, sappiamo. 

E quello che sappiamo divide la società in vigilanti; in complici plaudenti; in indifferenti; e in sofferenti. Quest'ultimi, come Giobbe, a volte imprecano, a volte pregano, a volte stanno in silenzio. Non sono stati convinti dal sapere perché non è un sapere in cui il bianco è bianco e il nero, nero. No: è un sapere che scende dall'alto, come un Sommo Fattore, e disfa il buon senso e la realtà che ognuno vede ed esperimenta.

Se togliamo gli occhi e le orecchie dalla realtà mediata e li tuffiamo in quella che abbiamo davanti, senza filtri, quella che da quando ci è stato riconcesso di tornare fuori per rivivere una vita quasi normale, che cosa vediamo intorno a noi? Quanti fragili bisognosi di essere protetti dalle nostre espirazioni? Quanti febbricitanti? Quanti ebbri bavosi che sbraitano punizioni ed esclusioni? Quanti stronzi fumanti col ciuffo e le occhiaie spente da troppo botulino? Quanti numeri? Quanti casi? Quanti tassi? Quanti istrici? 

Domani, 22 settembre 2021, inizia l'autunno. Proviamo a cantare.


______________
[*] Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, Mondadori, Milano 1988

domenica 19 settembre 2021

Ingombro

Quando avrò la mente sgombra
dall'ombra che copre i pensieri,
ritroverò la luce che ieri
risplendeva sui fianchi
di lei che era davanti
a me che stavo nell'ombra
a coprire i pensieri
che, neri, ingombravano 
la mente.

Quella luce, se torna,
renderà il passo affrancato
il sonno riposato e il sogno
meno assillato dagli incubi
del giorno, vidimati 
con il timbro ufficiale 
da facce senza connotati
che ci vogliono succubi.

Chiaroveggente leggerò
l'alfabeto dei cumulonembi
che informano l'orizzonte 
sotto l'aspetto dell'eternità.
La mia, incerta, a una cert'ora
deciderà che non sia il caso
sforzarsi di capire troppo
la banalità del male.

E ripenserò a quand'ero ragazzo,
alla gara di sputi con gli amici:
e chi arrivava più lontano
non vinceva niente se non
il riconoscimento di essere
a capo di una repubblica
in calzoni corti, lo spazio
di un giorno, non più. 

venerdì 17 settembre 2021

J'étais Charlie

 



La differenza tra una strage in una redazione e una multa di diecimila euro è solo nelle proporzioni.

Sogni farmacisti

Come vanno via presto i sogni, veloci come tordi bottacci, che non li prendi se non spari e chi spara, noi no di certo, siamo disarmati, signor padrone, anche volendo, desiderando farle del male non potremo, come si fa a fare del male a chi è già male? Come aggiungere un'oncia di ragione a chi fa valere la ragione del più forte? Non si può fare, non si può aggiungere. E i sogni scappano, un battito d'ali e, via, lontani, ci lasciano solo una nota del loro canto, il resto della partitura svanisce così rapido che non abbiamo il tempo di ricordarlo.

È un bene che i sogni restino poco nella memoria, che non scolpiscano tracce tali quanto i vissuti. C'è già la vita imposta, preordinata dall'ordine costituito a intrecciare e annodare connessioni neuronali difficilmente districabili e solvibili. E infatti si sognano risultati negativi, si sognano muchi nasali, sputi.

Ho il vago ricordo sognante di una farmacista sorridente che, con un camice che ricordava la vestaglia di mia madre, anziché farmi il solletico per le fosse nasali, mi faceva assaggiare vari tipi di latte artificiale che suggevo dal biberon da lei somministrato, cullandomi un po'.



mercoledì 15 settembre 2021

Come un pino su un piazzale d'asfalto

Un piazzale pubblico d'asfalto, con al centro un pino alto trenta metri al quale hanno lasciato circa cinquanta metri quadrati di terra, per respirare. Un terra scura, dura forse più dell'asfalto, con gli aghi di pino che la coprono come un sudario. Fa caldo, non si respira, tanto meno sotto l'ombra dei suoi rami. Due panchine di legno martoriate da dei giovani con i soliti graffiti inutili, bruciature di sigarette, fango e una gomma da masticare cementata, accolgono passanti bisognosi di un attimo di riposo mentre aspettano il turno per riempire due bottiglie di plastica alla fontanella di acqua pubblica refrigerata. Un gatto magro attraversa lentamente un tratto di piazzale. Una macchina, parcheggiata in lontananza, si accende e se ne va. In cielo si alza Pegaso che, in un batter di eliche, invade l'impero del silenzio. Occhi che inevitabilmente lo seguono finché non restano abbagliati dal sole. La conquista è stata breve. Il silenzio, il quasi niente, riprende il potere subito.
***
Hanno imposto l'obbligo di vaccinazione al personale sanitario e non abbiamo detto niente, forse pio, e nemmeno la maggioranza del personale sanitario ha detto niente ed è stata (è) solidale con chi questo obbligo lo combatte sino a farsi sospendere. Hanno imposto l'obbligo di Certificato Verde per lavorare al personale scolastico e non abbiamo detto niente, né pio né dio, e neanche la stragrande maggioranza del personale scolastico ha detto niente, anzi: una parte di questa maggioranza ha detto pure che era contenta di mostrare il Certificato Verde, come aveva mostrato contenta il braccio con il cerotto dopo la puntura in una foto che aveva fatto stampare con la scritta Io sono vaccinata con lo sfondo arcobaleno e l'aveva - udite, udite - appiccicata sulla porta dell'aula così che tutti vedessero, e figuriamoci dunque se è disposta a essere solidale con quei quattro gatti che, magri, passano nei piazzali scolastici d'asfalto dopo aver lasciato quindici euro in farmacia per svolgere il proprio lavoro. Imporranno l'obbligo di Certificato Verde per tutti i lavoratori dipendenti, del pubblico e del privato, e non sarà detto niente, neanche porc'oddio, perché no, non si bestemmia, né contro il governo, né - figuriamoci - contro i quei compagnoni dei sindacati che tanto hanno a culo cuore la salute e la tutela generale dei lavoratori. Ci chiuderanno di nuovo in casa, come nella primavera del '20, e non diremo niente, niente diremo. Canteremo, anzi, dalle terrazze se abbiamo terrazze, dalle finestre altrimenti se non le abbiamo e, se non abbiamo vie d'uscita, canteremo andrà tutto bene fratelli d'Italia dentro il buco del cesso, così, con la possibilità concreta che l'eco del nostro canto finisca, con un colpo di sciacquone, nelle fogne comunali e, poi, previa depurazione, giunga fino al mare azzurro dei nostri cuori tanto innamorati di questo paese amorevole, solidale, premuroso, fraterno, che sgambetta sul debito come una ballerina di un teatrino di Pigalle. 

***
Se almeno fossero puttane, ci sarebbe la soddisfazione di sceglierli, prima di pagarli.

domenica 12 settembre 2021

Il consenso informato

Lei gli disse qualcosa che lui non capì. 
Lui gli chiese di ripetere qualcosa.
Lei domandò: - Che cosa devo ripetere che non hai capito?
Lui rispose: - Qualcosa.
Lei: - Ma mi prendi per il culo?
Lui: - Magari.
Lei: - Magari in senso figurato?
Lui: - No, in senso proprio.
Lei: - Provaci, e ti do uno schiaffo.
Lui: - Perché? Rispondevo alla tua domanda.
Lei: - Quale domanda? Quella in cui ti chiedevo se mi prendevi per il culo?
Lui: - Sì, proprio quella, alla quale ho risposto magari perché mi piacerebbe.
Lei: - Ti piace il mio culo, insomma?
Lui: - Se lo prendi come un complimento, sì. Se invece questo ti offende...
Lei: - E perché dovrebbe offendermi? L'offesa sarebbe se dall'intenzione di prendermi per il culo, tu passassi all'atto della presa senza il mio consenso.
Lui: - Posso firmarti il consenso informato, se vuoi, anche subito.
Lei: - Ma vaffanculo, anzi: vaffa in hub.

sabato 11 settembre 2021

Tilt

Appunto qui questo dialogo per ritrovarlo in fretta tra il materiale di pronto soccorso della ragione.
«Lo ammetto, io non ho fede nella scienza. Della scienza ho enorme rispetto, ma la fede la lascio ad altri lidi. In effetti credo che il rispetto per la scienza sia incompatibile con la fede in essa, perché chi rispetta la scienza ne rispetta innanzitutto il metodo, poi la cautela, e infine la capacità di dubitare e mettersi in discussione

 

venerdì 10 settembre 2021

No-senza

Ho perso un po’ contezza dei tempi, da quando i vaccini anti-coronavirus arrivarono al confine italiano, scortati come il Sacro Graal, alcuni conservati in contenitori refrigerati con l’azoto – e tutte le conseguenti preoccupazioni di non interrompere la catena del freddo.

E non ricordo esattamente quando tutto cominciò, i primi che ne “beneficiarono”. Ricordo che si iniziò per categorie (forze dell’ordine, insegnanti, personale sanitario); si proseguì con l'obbligo ai sanitari; ci si accorse che i fragili restavano indietro e si procedette per scaglioni di età. A volte (mi sembra a Bologna) fu estratto, tipo lotteria, un lotto e ci fu la calca. Ci furono anche difficoltà con le prenotazioni, a trovare i luoghi di somministrazione vicini a casa (anche 100 km per farselo!). Ci fu chi lasciava il posto a un altro…

Poi venne l’estate, le file terminarono, i portali internet non si sono più intasati: basta un clic e subito riesci a trovare un appuntamento.

Sono passate diverse settimane, mesi. Sono state somministrate milioni di dosi. Dicono che ci sono indubbi benefici diffusi per tutta la popolazione. Nondimeno, sono stati riconosciuti, anche dagli organismi di controllo ufficiale, ma anche dalle stesse aziende produttrici degli effetti collaterali (non stiamo qui a discutere sul tipo di sorveglianza attiva o passiva, anche se eccome ci sarebbe da discutere).

Vengo al punto.

A fronte di questi dati, le case farmaceutiche stanno studiando e cercando soluzioni per migliorare e l’efficacia e per diminuire e/o attenuare gli effetti collaterali? In breve: esse hanno capito quale componente degli “ingredienti” provoca i danni o cosa aggiungere per potenziarne l’efficacia? Come sono stati capaci d immettere sul mercato tali prodotti in relativo poco tempo, potrebbero, tra qualche mese, “aggiornare” il prodotto ritirando dal mercato il vecchio? Un po’ come, in poche settimane, sono spariti dagli scaffali del supermercato quasi tutti i prodotti contenenti olio di palma, sostituito con altro tipo di olio vegetale, le case farmaceutiche potrebbero fare altrettanto?

Un’ultima cosa: perché durante queste settimane di forzatura, di costrizione, di ottundimento, le case farmaceutiche sono state e stanno generalmente mute? Perché non intervengono loro, si defilano dal dibattito e fanno parlare soltanto corifei dello stracazzo, politicanti del menga, e tanti altri cretini di vario genere? Perché il cliente (lo Stato) non osa dire all’oste: guardi una bottiglia su x mila, milioni sa di tappo, anziché negare il difetto e maldicorpo che in alcuni casi consegue?

À la guerre comme à la guerre, cadornini del cazzo?


mercoledì 8 settembre 2021

Che tessera?

In un gruppo telegram aperto dal prof. Andrea Zhok (cattedra di filosofia all'UniMi), un partecipante ha riportato un passaggio da Fontamara. Lo riporto anch'io qui


«Per andare a Roma adesso ci vuole il passaporto» gridò Berardo.
«Ogni giorno ne inventano un’altra.»
«Perché?» domandò Baldissera. «Non è più dell’Italia?»

Il suo racconto fu molto confuso.
«Stavo alla stazione» disse. «Avevo già fatto il biglietto. È entrata una pattuglia di carabinieri e han cominciato a domandare le carte a tutti, a chiedere le ragioni del viaggio. Io ho subito detto la verità e cioè che volevo andare a Cammarese per lavorare. Han risposto:
“Bene, hai la tessera?”.
Che tessera?
“Senza tessera non si lavora.”
Ma che tessera? Impossibile di avere una spiegazione chiara. Mi han fatto restituire il prezzo del biglietto e mi han messo fuori della stazione. Allora mi è venuta l’idea di andare a piedi fino alla stazione seguente e di prendere il treno di là. Appena fatto il biglietto, ecco due carabinieri. Dove vado? Dico, a Cammarese, per lavorare. Mi han domandato:
“Fuori la tessera”.
E io, che tessera? Che c’entra la tessera?
“Senza tessera non si può lavorare”, dicono “così è nel nuovo regolamento dell’emigrazione interna.” Ho cercato di convincerli che io non andavo a Cammarese per l’emigrazione interna, ma soltanto per lavorare. Però è stato tutto inutile.
“Noi abbiamo degli ordini” hanno detto i carabinieri. “Senza tessera non possiamo permettere di salire in treno a nessun operaio che si trasferisca in altra regione per lavorare.”
Mi hanno fatto restituire il prezzo del biglietto e mi han messo fuori della stazione. Ma quella storia della tessera non mi andava giù. Sono entrato in una osteria e ho attaccato discorso con quelli che c’erano.
“La tessera? Come, non sai che cos’è la tessera?” mi ha detto un carrettiere.
“Durante la guerra non si parlava che di tessera.” Ed eccomi nuovamente qui, dopo aver perduto la giornata.
Il più colpito dal racconto di Berardo fu il generale Baldissera che cercò fra le sue cartacce e tirò fuori un foglio stampato.
«Anche qui si parla di tessera» disse assai allarmato...

Ignazio Silone, Fontamara, 1949

Un velo triste

« Un velo triste ha coperto le cose e non è un'illusione dell'animo malinconico transitiva; c'è qualcosa che somiglia ad un calo d'irrorazione d'amore. Di tutto si parla in un altro modo e se non s'impara questo linguaggio la presa sul mondo diminuisce. Di che cosa (una finestra, un arco, una figura dipinta, una donna, un'idea...) si parla ancora mossi da attaccamento commosso, da passione di profondità, come si volesse accarezzarla pronunciandone il nome, perseguendone nel linguaggio il segreto della manifestazione? Mi sposto da un luogo a un luogo e mi si confonde e svapora la Geografia Emotiva: tra il luogo e il suo nome altro, che non conosco, che è oscurità, si frappone. Le cose non vogliono più essere amate e si coprono con la toga di Cesare, soltanto per ricevere ventitré miliardi di pugnalate convenute in quel punto per assassinarle. Credo non ne possano più, le cose, di essere studiate per qualche fine di utilità, scrutate e analizzate incessantemente da intelligentissimi cretini. La poesia, che era oscura, si è fatto più oscura: ha il timore che si capisca troppo che attraverso di lei qualcuno abbia amato, luoghi e nomi viventi si siano arroventati di passione... »

Guido Ceronetti, La pazienza dell'arrostito, Adelphi, Milano 1990, pag.134-135

Alcuni giorni fa, al cimitero, ho incontrato un mio caro amico di gioventù. Dopo alcune vaghe, banali considerazioni sul tempo che passa, sulla fugacità della vita, eccetera, il discorso è caduto (o volato) verso altre profondità (o cime), certamente più mondane, sicuramente più divertenti. Per esempio, che cosa potrebbe aiutare noi contemporanei per combattere contro il «calo d'irrorazione d'amore»? Il mio amico, tombeur de femmes, ha avuto la risposta pronta: 
«Cialis, anche meglio del viagra... Sì: tempo fa andai dal medico e gli dissi che volevo divertirmi e lui non esitò a prescrivermelo. Bisogna essere un po' allenati, consapevoli, però aiuta. Non che ne abbia bisogno: Egli si erge ancora; però, diciamo, rassicura».
Di seguito - anche se, forse, metà di quello che mi ha detto non è vero - ho ascoltato il racconto delle sue avventure, dettagliato nei minimi particolari, alla maniera di Opus Pistorum di Henry Miller. È stata una delle poche volte che sono uscito dal camposanto di buonumore.

lunedì 6 settembre 2021

I pretendenti

Articolo 90
Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei suoi membri 


Da cittadino semplice che "pretende" soltanto di esercitare un sessantamilionesimo di sovranità che gli è concessa, provo a spiegare perché il presidente della repubblica in carica, con le dichiarazioni rilasciate ieri (che riporterò di seguito ancora una volta), abbia non dico tradito, ma di certo offeso la Costituzione.
«Il tema della salute come bene pubblico richiama alla responsabilità sociale e in questo periodo al dovere, morale e civico della vaccinazione. E' lo strumento che in grande velocità la comunità scientifica ci ha consegnato per sconfiggere il virus e sta consentendo di superarne le conseguenze non solo di salute ma anche economiche e sociali"».
Che si sia d'accordo o meno, quanto sopra riportato è un esercizio legittimo di persuasione nei confronti della cittadinanza e, quindi, niente da eccepire. I problemi sorgono dopo quando Mattarella dichiara:
«Non si invochi la libertà per sottrarsi dalla vaccinazione, perché quella invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui. Chi pretende di non vaccinarsi, con l'eccezione di chi non può farlo per salute, e di svolgere una vita normale frequentando luoghi di lavoro o svago, costringe tutti gli altri a limitare la propria libertà, a rinunciare alla propria possibilità di recuperare in pieno luoghi e modi e tempi di vita". »
In questo passaggio, Mattarella dichiara pubblicamente che chi si sottrae alla vaccinazione anticovid è un untore, cosa palesemente falsa e lesiva della dignità di una parte (una minoranza) di cittadini che egli rappresenta, perché non è vero che chi non si vaccina mette a rischio la salute o mette in pericolo la vita altrui, poiché a) non è assolutamente vero che il non vaccinato sia un trasmettitore automatico di coronavirus; b) il non vaccinato potrebbe contagiare altre persone soltanto se positivo ma, purtroppo (e sottolineo: purtroppo), anche se in modo significativamente minore, altresì i vaccinati - se positivi - possono trasmettere il virus.
«Non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione...» e perché no? Chi offende di più la Costituzione, chi la invoca perché vaccinarsi contro il coronavirus non è un obbligo di legge, oppure chi perché non può (ancora) legiferare per decreto in tal senso, introduce la Certificazione Verde per limitare l'esercizio di diritti costituzionalmente garantiti come, per esempio, il diritto al lavoro? Perché Mattarella vorrebbe proibire tale invocazione? Dato che il Presidente non è certo uno sprovveduto in materia di diritto costituzionale, egli si è spinto a parlare così perché, in quanto Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, sa benissimo che migliaia di cittadini italiani stanno cercando, tramite le vie legali, di opporsi e di far decadere (rendere nulli) i decreti legge del governo in materia di Green Pass. 
Mattarella, insomma, più che persuadere in modo autorevole e convincente i riottosi, ha lanciato un monito indiretto a quei giudici che potrebbero - secondo me a ragione - trovare dei difetti di costituzionalità nelle recenti disposizioni governative. E per far valere le ragioni della Certificazione Verde offende, addita, «chi pretende di non vaccinarsi» e di continuare a vivere nel rispetto delle leggi e della buona educazione (portare la mascherina, non starnutirti in faccia, non sputarti addosso, non uscire se raffreddato, eccetera).

P.S.
A commento del post precedente, un gentile anonimo chiede se non mi sembra di «esagerare mettendo a confronto le ideologie razziste e antidemocratiche del regime fascista con chi tenta di eliminare la circolazione di un virus che conta centinaia di morti?»
Il mio tentativo di confronto non è volto ad accusare il regime attuale di essere fascista; piuttosto a far notare come vi siano delle preoccupanti analogie nella pratica discriminatoria di una parte - una minoranza - della popolazione: chi non è vaccinato non è un untore mentre si vuol far credere che lo sia. E se, per caso, un non vaccinato volesse querelare chi lo accusa di essere tale, dopo le parole del Presidente, diventa assai probabile che, in un tribunale dove la legge dovrebbe essere uguale per tutti, un giudice non riconosca le sue ragioni.

Inoltre, se con la vaccinazione fosse evidente (per me non lo è ma è una opinione personale che spero di poter esprimere) «la salvaguardia della nostra salute», allora il Parlamento (e non il Governo, cazzo!) legiferi in tal senso e lo Stato non faccia firmare consensi informati che non lo sono e si assuma per intero la responsabilità di ogni cosa e non si nasconda dietro il dito della morale, del dovere, del senso civico. Uno stato di diritto non è uno stato etico. Essere egoisti, aver paura, non volere intrugli ogm dentro il proprio sistema immunitario è uno scandalo? Fanculo (non a te, gentile anonimo), fanculo, no.


domenica 5 settembre 2021

Quella invocazione

5 settembre 1938: per Regio Decreto Legge 1390, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista, proposto dal Governo in carica, si escludono immediatamente dalle scuole statali e parificate gli insegnanti e gli studenti ebrei.

5 settembre 2021: durante l'inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Università di Pavia, il Presidente della Repubblica ha dichiarato:
«"Non si invochi la libertà per sottrarsi dalla vaccinazione, perché quella invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui. Chi pretende di non vaccinarsi, con l'eccezione di chi non può farlo per salute, e di svolgere una vita normale frequentando luoghi di lavoro o svago, costringe tutti gli altri a limitare la propria libertà, a rinunciare alla propria possibilità di recuperare in pieno luoghi e modi e tempi di vita". »
***
Dal Manifesto per la Difesa della Razza - scritto da un gruppo di studiosi fascisti - che stabiliva le ragioni scientifiche per cui gli ebrei andavano esclusi dalla vita sociale, economica, politica e culturale del Paese, alle Disposizioni per la Difesa della Salute - scritto dal Comitato Tecnico Scientifico e avallato dal Governo - che stabilisce le ragioni scientifiche per cui i non vaccinati, in quanto untori, devono essere esclusi dalla vita sociale, politica, economica e culturale del Paese.

E se, nel 1938, i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non dovevano essere alterati in nessun modo e per questo, come suggeriva la scienza ufficiale, non si doveva correre il rischio che gli ebrei, anche solo con lo sguardo, ibridassero la purezza della razza italica, altrettanto oggi, nel 2021, se non si vuole dare licenza di mettere a rischio la salute o, peggio, mettere in pericolo la vita altrui, bisogna limitare chi pretende di non vaccinarsi dei suoi non più inalienabili diritti e fargli perdere la libertà di frequentare luoghi, di scegliere i modi e i tempi della sua vita. Certe pretese vanno pagate, orsù!

L'imperfetto assoluto

Articolo Uno

L'Italia era una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità apparteneva al popolo, che la esercitava nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Articolo Due

La Repubblica riconosceva e garantiva i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolgeva la sua personalità, e richiedeva l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo Tre

Tutti i cittadini avevano pari dignità sociale ed erano eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Articolo Quattro

Era compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impedivano il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


sabato 4 settembre 2021

Quello che plasma

«Non importa ciò che l'uomo raggiunge per mezzo della televisione: se una esplosione atomica, l'incoronazione di una regina o un concorso di bellezza [o i reparti di terapia intensiva]; e non importa chi sta seduto davanti allo schermo televisivo: se il contadino di un kolkoz siberiano o un sarto londinese o il proprietario di un distributore di benzina nel Colorado; il fatto che gli eventi ci giungano in stato fantomatico, privato di realtà, che il consumo di fantasmi si sostituisca a una reale esperienza del mondo resta in ogni caso lo stesso; esso, ed esso soltanto, è quello che decide; quello che plasma e trasforma l'uomo; quello che pregiudica il suo rapporto col mondo e il rapporto del mondo con lui.»

Günther Anders, "Il privato" (1958), in L'uomo è antiquato, Bollati Boringhieri, Torino 1992 

giovedì 2 settembre 2021

Violenza vigliacca

Perché Draghi è così insistente, così invasato e tracotante? Perché non è soddisfatto di aver ottenuto, anche in raffronto ad altri paesi europei, un risultato notevole riguardo alla campagna vaccinale anti-covid? Perché mira, con determinazione e spietatezza, a voler fare il pieno?
Secondo me - come mi pare di aver già accennato, da qualche parte - il motivo è questo: lo Stato italiano si sostiene sul debito pubblico; debito che il governo emette e deve piazzare. Chi lo compra? In gran parte la BCE con l'alleggerimento quantitativo. E il resto? Ci vogliono buoni e grandi investitori, società finanziarie, multinazionali di vario genere. Tra queste, sicuramente anche...


mercoledì 1 settembre 2021

Waves of anger and fear


Volete sapere come sto, ma non ve lo dico. Tanto se ve lo dicessi, fareste finta di ascoltare e rispondereste come un centralino "Salve: per assistenza commerciale digiti uno, per assistenza mentale digiti 2". Perdipiù, avete la pretesa di affermare che, per stare bene, si deve fare questo e quest'altro. Io annuisco, muovo la testa in su e in giù, alla maniera di quei cagnolini finti che si mettevano un tempo dietro le auto per far credere, a chi seguiva, di avere un cane a bordo; e faccio questo movimento perché se, invece, vi dicessi che io, per stare bene, faccio qualcos'altro, voi mi rimproverereste, mi direste che sono un tipo poco raccomandabile, quasi un delinquente, uno che certo non merita di occupare un posto in società, che deve stare a casa, meglio sarebbe in una casa correzionale, un 41 bischeri atto alla bisogna. 

Sono tempi bui, da carbonari, se ancora usasse il carbone. Tempi da dispacci, da cristacci morti di fame che non si sono fermati a Eboli, ma che invece occupano posizioni e incarichi a tempo indeterminatissimo, la maggior parte del quale - tempo - è trascorso con un microfono davanti alla bocca per parlare al po - po - lo (sillabato per motivi di gravità).

Onde per cui, di questi tempi, è bene essere poco chiari: a esserlo - è dimostrato - si rischia di accecare di luce chi si è abituato alle caverne. Vedo, infatti, molte persone disegnare animali, umani compresi, sottoposti a varie modalità di punizione e tortura. Per ora sono soltanto disegnetti, abbozzi, puntuali dichiarazioni a mezzo stampa, brevi rullate di tamburo per raccogliere un po' di folla. Si accendono fuochi, si tendono corde, si cercano dirupi. I segni ci sono tutti: sarà sufficiente far annusare un po' di sangue all'orda così che la festa abbia inizio.