domenica 26 giugno 2022

Aridatece Scalfari

Editoriale della domenica. 

La domenica era il giorno in cui compravo quattro o cinque giornali. E li leggevo pure. Di essi, la cosa che più m'interessava erano gli editoriali e le pagine culturali. Bei tempi. 
Gli editorialisti e gli scrittori delle pagine culturali sono tutti morti. E anche noi lettori, in parte, lo siamo, dacché non esistono più i giornali né tanto meno gli editoriali e, quindi, anche noi lettori di editoriali e quotidiani esistiamo più. A chi dirà: «Ma come, anche se le copie vendute sono drasticamente ridotte, i giornali non sono del tutto scomparsi e poi esistono pure in rete, nel formato online». Risponderò: «Sì, ma è roba transgenica, tenuta insieme con lo sputo e finanziamenti pubblici impropri, dopata, alterata, edulcorata, roba da chiamare i Nas.»
La produzione editoriale classica non offre più alcun contributo alla crescita culturale del Paese: è un prodotto scadente, un omogeneizzato andato a male e noi poppanti, piuttosto che buttare in corpo tale sbobba, restiamo digiuni o le notizie le diffondiamo e le commentiamo da soli, con tanti sbagli, tanti idee sbagliate, una miscellanea di memi che certamente non edifica, ma che non brucia i neuroni con le fiamme della voce del padrone.

In buona sostanza: oggi l'editoriale me lo sono scritto da me, breve, senza essere un lenzuolo di citazioni colte o elucubrazioni a culo.  

venerdì 24 giugno 2022

Transizione a carbone

 «Il CTEM [Comitato Tecnico Emergenza e Monitoraggio del sistema gas naturale: il dio degli acronimi ha colpito ancora] ha condiviso la proposta di una misura per programmare, con il coordinamento di Terna, acquisti di carbone in via prudenziale, in misura sufficiente all’eventuale piano di massimizzazione delle centrali a carbone, in vista dell’embargo su quello di provenienza russa stabilito dall’Unione Europea a partire dal mese di agosto». 

Con tutto il rispetto per il gender e le transizioni, mi sembra che qui siamo in presenza di una mutazione che, al posto delle tette, ci ha messo un par di coglioni.

martedì 21 giugno 2022

Un punto di luce nella notte

Stare zitti, subire, lasciare che non piova - tanto non piove, tanto pare che - persino - sia vero che dai cieli, con quei cazzo di aerei, oltre a spruzzare kerosene, spruzzino pure scie che impediscono alle nuvole di piovere - raramente il contrario. Oramai credo a tutto quello che viene detto a proposito dei complottismi, giacché ogni cosa si avvera, come si è avverato persino quello che alcuni, un semestre fa, prima ancora dunque che la Russia andasse a schiacciare il capo a quei pezzi di merda di nazisti ucragni e mercenari accidentali al servizio, si è avverato, dicevo, quello che veniva detto in certi ambienti complottisti e cioè che ci sarebbe stata scarsità di gas ed energia varia, e quindi interruzioni di corrente e porche. Tutto accade secondo i piani più assurdi, persino che Dima Io eccetera. E il Dr. Aghi a infilare siringhe non più nei deltoidi, d'altronde adesso non è più un ago, ma un cannone. E pensare che - in certi altri ambienti laterali e complottari - c'è addirittura chi lo elogia e lo pregia perché egli lavorerebbe nell'interesse esclusivo della nazione, Lui, e in certe occasioni sarei pure tentato di dar retta a costoro, perché sapermi comandato da qualcuno che lavorerebbe nel mio piccolissimo interesse esclusivo mi rincuora, mi alleggerisce il panico litù ano. Solo un attimo, giusto il tempo di godermi queste ultime ore notturne di solstizio illuminate da una lucciola che è sfuggita dalla ragnatela appesa al mio soffitto e io con un calzino l'ho catturata e, anziché metterla sotto un bicchiere per trovarci l'indomani un rublo, l'ho fatta uscire per illuminare un punto nella notte, questa notte prima degli esami dell'Italia immatura.

domenica 19 giugno 2022

Un'aria che non è più nostra

«Qualcosa deve essere accaduto, qui tra noi, anni fa. Ciò che io avverto come mutamento sembra essere soprattutto un improvviso salto di qualità - non in alto -, una caduta di convenzioni e memoria delle convenzioni; un improvviso passaggio dalla cultura di convenzioni e memoria a cultura di fisicità e di orrore della memoria. Di colpo, come da una falla, la vita senza aggettivi, la vita come pura esaltazione di momenti fisici e dittatura della fisicità assoluta, è entrata nella vita delle università, di ogni tipo di scuola, ha allagato la stampa. Il momento - della fisicità - è tutto. La parola viene rimandata al grido. Chiunque dica o scriva riferendosi a qualcosa che era prima - una legge, per esempio, una inclinazione alla pietà - non è udito. La sua voce si perde nel fragore generale. La grammatica non c'è più. La sintassi è casuale. Il vocabolario è stato invaso e distrutto. Da tutte le finestre e le porte del millenario edificio si affacciano i volti distorti e ottusi della beffa, del turpiloquio.

La degradazione è la dea del momento. Si portano fiori agli altari della degradazione, ma viene chiamata dissacrazione, che è cosa più lieve. Tutto è dissacrato, o sta per esserlo. Il patrimonio ultramillenario di modi, di intese, simboli, atti-simbolo è passato al macero. Chi vuol dire qualcosa, non spera più di essere capito. Se c'è bisogno di aiuto, l'aiuto è impossibile: ciò perché i segnali sono cambiati. Quali sono? La nostra vita non ha più segnali che siano riconoscibili un istante dopo, o a un metro di distanza. Il privato - come ora si dice - è il morto, a meno che non sia sacralizzato dal denaro. Il denaro, o una personale giustizia, resta il valore che non cade, che tutti riconoscono. Tutto questo, prima, [alcuni] anni fa, non era. Da vari anni, è la nostra vita, il nostro baratro quotidiano; ed appare ineliminabile. Ed è questa vita, così deturpata, questo quotidiano maligno e triste, che io stento a riconoscere come il mio paese e la vita che si prospettava. Dico che la vita di questo paese non si prospettava così; non aveva in programma di farsi inconoscibile. L'estraneità a noi stessi non era il nostro scopo. Ciascuno sperava di restare se stesso. Ora non lo è più nessuno. Ogni giorno si leva più strano. Quando stringiamo la mano a un amico che abbiamo salutato appena ieri sera, non siamo sicuri che in queste poche ore non sia diventato un altro. E perché c'è una invasione, quaggiù, da noi: non certo persone o soldati o autorità di altri Stati. Ma un'aria che non è più nostra. Il Mediterraneo non è più azzurro. Montagne e territori che credevamo lontanissimi ci hanno raggiunto. E crediamo siano effetto di nebbia. E forse lo sono. Ciò non toglie che non ci riconosciamo più, che non possiamo più intenderci, che siamo tristi.»

Anna Maria Ortese, Corpo celeste, Adelphi, Milano 1997

sabato 18 giugno 2022

La distanza

Se non ci fosse la distanza io,
in questo momento,
sarei distante lo stesso
perché... perché è inutile che finga
di esserti vicino col pensiero mio
di esserti vicino, non con quello tuo
che mi vorresti vicino veramente,
veramente presente e non con un passo
dentro e l'altro fuori della porta,
non con un occhio che ti guarda
come se desiderasse te e soltanto te
e l'altro che invece guarda altrove;
in breve: non saprei offrirti 
altro che un io diviso
che confonde il tuo intero
integralmente radicato in questa vita,
concentrato sull'essere qui e ora
perché la vita è questa è non un'altra,
un io che non porta pazienza e che è
capace di rivolgersi a se stesso,
per trovare tutto quello che basta;
inutile entrare nelle gabbie degli altri,
soprattutto quando ci si è messo
una vita intera ad uscire dalla propria.



mercoledì 15 giugno 2022

Accorgimento a tutte le nazioni

 Abitator del mondo, al Senno Primo

volgete gli occhi, e voi vedrete quanto
tirannia brutta, che veste il bel manto
di nobiltà e valor, vi mette all'imo.

Mirate poi d'ipocrisia, che primo
fu divin culto, e santità con spanto
l'insidie; e di sofisti poi l'incanto,
contrari al Senno, ch'io tanto sublimo.

Contra sofisti Socrate sagace,
contra tiranni venne Caton giusto,
contra ipocriti Cristo, eterea face.

Ma scoprir l'empio, il falsario e l'ingiusto
non basta, né al morir correre audace,
se tutti al Senno non rendiamo il gusto.

Tommaso Campanella

Commento dell'Autore

Parla a tutte le nazioni, mostrando che la tirannia falsificò in sé il valore, la sofistica il senno, la ipocrisia la bontà. Contra sofisti nacque Socrate, contra tiranni Catone; ma Cristo Dio contra ipocriti, che sono i pessimi, disputò più che contra ogni altro: perché in questo vizio s'inchiude il primo e 'l secondo. Ma non basta ch'e'ci abbia scoperto la verità di tre vizi contrari alla Trinità metafisicale e teologale, se non rendiamo il gusto tutti al Senno vero, ch'è la Sapienza divina incarnata, che col gusto, più che con l'orecchio, internata ci persuade. Vide Metaphysicam.

martedì 14 giugno 2022

Solitari geopolitici

Il solitario che gioco ultimamente è a carte scoperte; basta avere la pazienza di riordinarlo e, di solito, nove volte su dieci ci riesco, metto in fila i quattro segni, dall'asso al re, poi riunisco il mazzo per ricominciare una partita.
Anche le carte del mondo là fuori, se pur disordinate, sono scoperte e, con un po' di pazienza e volontà, sarebbe possibile rimetterle in fila; ma il gioco non è un solitario e ogni giocatore vede un ordine diverso dall'altro. Sicché sul tavolo le carte se stanno mescolate: rosse, nere, fanti lontani dalle regine e la solitudine dei re che si contano i peli della barba. Forse non resta che girarle, mostrando il dorso uguale di tutte. E con pazienza  costruire un castello - ma chiudete le finestre per impedire al vento e agli stronzi di buttarlo giù.

lunedì 13 giugno 2022

Il primo segreto


Guardare ogni mattina il semaforo sulla piattaforma di controllo predisposta dal ministero per vedere chi dei docenti segna rosso (ossia non ha la tessera verde) e dirgli stop.

domenica 12 giugno 2022

Il capitale mondo

«Nel mainstream della coscienza sociale (inclusa la cosiddetta scienza) si manifesta il degrado del presupposto fondamentale di ogni teoria, vale a dire la capacità di collocarsi in una prospettiva virtuale esterna o superiore, ossia di “distanziarsi” e di osservare la propria realtà da un punto di vista differente. Ma l'unica prospettiva riconosciuta dallo pseudo-dibattito dominante, che presuppone pur sempre il consenso universale sull' “economia di mercato” e sulla “democrazia”, è una prospettiva capovolta, tutta interna al capitalismo. Ed è questo a rendere il dibattito così deprimente e insulso. Una percezione immanente, deformata e priva di distacco, non potrà mai dar vita a una riflessione teorica. Ciò che appare come riflessione o che si contrabbanda come tale, resta confinata sin dal principio sul livello fenomenologico. D'altro canto questa limitazione si concilia perfettamente con il Credo postmoderno, che nega qualsiasi differenza tra l'essenza e l'apparenza e proclama la fine delle “grandi narrazioni”, ossia la fine di ogni teoria che abbia per oggetto la totalità, che si sforzi di ricostruire un nesso tra l'essenza e l'apparenza mediante la riflessione critica».
Robert Kurz, Il capitale mondo, Meltemi Editore 2022, 
traduzione a cura di Samuele Cerea e Massimo Maggini.


mercoledì 8 giugno 2022

I giorni dell'autofagia

Sto seriamente pensando di sostituire il citofono con una campana, così almeno essi leccheranno il batacchio.

***
Sento vociferare che per accedere al seggio elettorale e votare al referendum occorrerà indossare la mascherina costituzionale.

***
Ho letto che Letta è entusiasta del fatto che l'Unione europea abbia raggiunto un accordo che impone l'uso di un caricabatterie universale che ha la presa per il culo.

***
A considerare l'evoluzione del movimento politico da lui creato, era piuttosto evidente che Beppe Grillo finisse per auspicare l'autofagia: 
«Ci sono circa 2.000 specie di insetti commestibili in tutto il mondo, molti dei quali ricchi di proteine, come larve di mosca, vermi della farina, grilli, locuste etc…»


lunedì 6 giugno 2022

Adam Smith però leggeva

Siccome sono filorusso, "putiniano", Z, eccetera, l'Ambasciata russa m'informa che il 6 giugno 1799 nacque Puškin e per questo, tale giorno, è dedicato alla lingua russa che, ahimè, non conosco. Fatto sta che ho aperto l'Eugenio Onegin e, dalle edizioni che ho sott'occhio, estraggo una delle strofe iniziali del capolavoro puskiniano che dedico volentieri al ministro degli affari esteri in carica del governo italiano affinché comprenda.

[*]
Della stessa strofa, ecco la versione di Giovanni Giudici:

VII

Gran passione non sentiva
A tormentarsi per dei suoni,
Tra giambo e trocheo non riusciva
A stabilire distinzioni.
Teocrito e Omero derideva,
Ma Adam Smith però leggeva,
Era un profondo economista;
Come uno stato si arricchisca
Sapeva giudicare infine
E di che viva e anche perché
Necessario l'oro non è
Se vi sian materie prime.
Suo padre non lo comprendeva
E nuove ipoteche accendeva.

d

domenica 5 giugno 2022

Suggerimento pratico

 «Permettetemi di darvi un suggerimento pratico. La letteratura, la vera letteratura, non deve essere tracannata come una pozione che può far bene al cuore o al cervello - il cervello, lo stomaco dell'anima. Bisogna prenderla e farla a pezzetti, smontarla, spiaccicarla - e allora il suo amabile profumo si farà sentire nel cavo del palmo e la sgranocchierete e ve la farete passare sulla lingua con godimento; allora, e solo allora, la sua squisita fragranza potrà essere apprezzata nel suo vero valore e le parti frantumate e schiacciate torneranno a unirsi nella vostra mente e riveleranno la bellezza di un'unità alla quale avrete contribuito con qualcosa del vostro sangue»
Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura russa, Garzanti

sabato 4 giugno 2022

Quando la casa brucia


Fuori dalla calma ogni momento

vacilla – il senso che si dava al tempo

è senza – il cammino se ne va sospeso

come se l’appartenenza non avesse peso.


E si fluisce lentamente tra i sassi

del giugno dai muschi assetati perché

la rugiada non basta a spegnere il fuoco

dei sogni della casa che brucia.


«Resta la lingua», dice il filosofo

che ci sprona a pronunciare il nome

delle cose per quello che sono:

sono tutti figli di puttana quelli là - quelli,


quelle facce a culo che comandano

questa casa che brucia.

mercoledì 1 giugno 2022

Era meglio scrivere a Gramellini?

La scorsa estate, dopo che il governo italiano dette al green pass delle caratteristiche nazionali affatto particolari (a partire dalla traduzione nella nostra lingua del regolamento che non riportava la frase nella quale si evidenziava che il certificato verde non avrebbe dovuto discriminare chi, per scelta, non voleva vaccinarsi), come tanti altri miei connazionali (tanti, ma sempre pochi) scrissi all'Unione europea perché potesse ammonire l'Italia per le sue politiche del cazzo.
E già allora Europa Direct mi dette una risposta del cazzo.

Ora, dato che la mia mail è inserita nei loro databasali, essi mi hanno inviato la presente newsletter.

E, me sventurato, gli ho scritto:

spettabile Europa Diretta,
in una vostra lettera pubblica ho letto che l'Unione europea è a fianco dell'Ucraina. In quanto europeo, mi sia consentito di dissentire: io sono a fianco della Russia e contro il governo ucraino, contro la politica di espansione della Nato, contro i filo nazisti che hanno massacrato la popolazione russofona del Donbass. Quindi vi prego, non parlate a mio nome. 
L'Ucraina, secondo me, dovrebbe restare un paese neutrale e le nazioni europee dovrebbero smetterla di inviare armi al governo ucraino. E anche sull'accoglienza dei cosiddetti profughi ucraini ci sarebbe da capire perché a loro sia riservata un'accoglienza di lusso rispetto all'accoglienza da miseria subita da profughi di guerra di altre nazioni. 
L'Unione europea dovrebbe pacificare l'Europa non portarla nuovamente nel baratro del conflitto. La Russia è un paese fratello, non è il nemico. La cultura russa è parte dell'Europa stessa. Ed è l'ora di farla finita di essere vassalli dell'apparato militare ed economico americano. Guardate di ravvedervi. E mandate a casa la signora Ursula, che non è adatta per questo importante ruolo.
Grazie per l'attenzione
A stretto giro di posta, mi hanno risposto così:

Gentile Sig. Massaro,

Grazie per il Suo messaggio.

Molti cittadini dell'Unione Europea, e non solo, ci hanno contattato in merito alla guerra in Ucraina. La ringraziamo per il Suo impegno e per aver condiviso con noi le Sue opinioni e preoccupazioni. La vorremmo rassicurare che il Suo messaggio è stato ben accolto e trasmesso ai servizi interessati, che ne hanno preso nota.

L'UE è unita nella sua solidarietà con l'Ucraina e continuerà a sostenere l'Ucraina e il suo popolo insieme ai suoi partner internazionali, anche attraverso un ulteriore sostegno politico, finanziario e umanitario. Poiché la situazione sta cambiando rapidamente, La invitiamo a seguire i canali ufficiali sotto indicati. Qui troverà informazioni regolarmente aggiornate sull'assistenza dell'UE all'Ucraina, comprese le sanzioni contro la Russia e la Bielorussia, gli aiuti umanitari e le azioni per contrastare la disinformazione.

Il mio messaggio «è stato ben accolto». Mi auguro soltanto che i «servizi interessati» non siano quelli offerti dai nazisti del kAzov.

martedì 31 maggio 2022

Passasse il caso

 


A prescindere dal rammarico di non vedere nessuno dei due Matteo nazionali, se fossi  il presidente ucraino e avessi immaginato che tale prestigiosa rivista mi avesse circondato da siffatti personaggi storici (i quali - tranne, mi pare, Caterina Sforza - sono tutti morti ammazzati), mi sarei fatto fotografare con le mani sotto il tavolo.

lunedì 30 maggio 2022

Ve la do io, l'Ucraina

Un tal Lucas - Per curiosità, in alto a sinistra di questa pagina, ho cercato la parola ucraina ed è uscito fuori un po' di roba.
Anonimi lettori senza firma - E allora?
Un tal Lucas - Andate a fare in culo voi e il Partito Democratico.

sabato 28 maggio 2022

Sabati sindacali

Padiglione di un parco pubblico, convegno organizzato dal sindacato pensionati della cgil dal titolo Resistenza, pace, libertà. Resistenza scritto di rosso, pace di azzurro e libertà di giallo, tanto per far bestemmiare i morti italiani caduti per tutte e tre le cose. 
Saluti del sindaco. Saluti del rappresentante Anpi di zona (applausi, anche miei, ché si dice contrario all'invio di armi in Ucraina). Poi parla uno della camera del lavoro del capoluogo di provincia, il quale ricorda “l'assalto” alla sede nazionale di ottobre scorso, nel tentativo di mitizzare l'accaduto, ossia l'assalto “fascista” di quegli scalzacani di forzanova entrati come coltello nel burro, giacché la celere era intenta a verificare gli ammortizzatori dei furgoni blindati.
Poi prende la parola un altro responsabile, parla della difesa dei diritti del lavoro e conclude il suo intervento dicendo, in sintesi, che i vaccini sono sinonimo di libertà e grazie a essi «l'Italia è ripartita» (di cervello) e quindi era giustificato obbligare e discriminare i lavoratori.
Faccio un passo di lato. Poi un altro e un altro ancora, finché, sotto l'ombra di un magnifico pino, orino e lascio che il terreno assorba, oltre al liquido, anche il mio più sincero vaffanculo.

giovedì 26 maggio 2022

Narrate, o uomini, la vostra spesa

Supermercato, spesa veloce: qualche faccia ignuda in più. Le merde datrici di lavoro, tuttavia, e senza che vi sia regio decreto, la impongono a chi gli vende, per sussistere, la propria capacità di servizio. Luridi, come i sindacati. 
Ma torniamo a noi clienti... ecco una signora musulmana, con veste tipica e chador, vivallah a volto scoperto, che spinge un carrello; un giovane sui vent'anni, probabilmente il figlio, mette alcuni prodotti nel suo carrello; egli veste all'occidentale, jeans e maglietta con scritte giovanili e... becco effeffepidue. 
Giro la testa e, fortunatamente, un culo perfettamente modellato da leggins aderenti, mi consola un po'.

Vaccini d'Egitto

Ho ascoltato questo breve intervento del professor Giovanni Frajese tenuto l'altro ieri presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sui vaccini anti-covid e mi (e vi) chiedo: se una commissione invita uno scienziato, lo lascia parlare, lo ascolta e ha orecchie per ascoltare, se non c'è un qualificato - come quello di Frajese - intervento di un altro scienziato che, sulla base di quegli stessi dati riportati da prestigiose riviste scientifiche internazionali, offre un'interpretazione e una conclusione di natura diversa (ma è possibile?), come fanno i parlamentari a deliberare qualcosa che cozza contro certe evidenze? 

Paniz! Che i vaccini siano anch'essi nipoti di Mubarak?

A ripensarci, mi rammarico profondamente di aver sprecato tanta rabbia e indignazione per niente, dodici anni fa. Avrei dovuto conservarla per tempi peggiori, come questi; facendomi crescere (e affilare) ben bene le unghie (e fortificare persino i canini,) per sbranare tutte le testedicazzo politiche televisive e virostar, le quali ancora, impunite, se stanno là a pontificare e comandar. 


domenica 22 maggio 2022

Finché gli uomini

« Finché gli uomini continueranno a non avere tra loro altri legami se non quelli che passano attraverso lo Stato, gli Stati continueranno a organizzare sistematicamente e periodicamente il massacro reciproco dei loro sudditi, senza che nessuna pressione dell’opinione pubblica, nessuno sforzo di buona volontà, nessuna transizione internazionale possano evitare un simile destino. La serie di massacri deve condurre o al trionfo di un solo Stato che riuscirebbe ad annientare una moltitudine di popoli sotto una nuova pace romana per poi disgregarsi lentamente, o alla distruzione reciproca degli Stati che finirebbero per spezzarsi sotto l’effetto di una tensione troppo grande. In ogni caso è inevitabile che la trasformazione che l’umanità da qualche secolo ha compiuto nel senso della centralizzazione sia un giorno seguita da una trasformazione in senso contrario; perché ogni cosa nella natura finisce col trovare il proprio limite. Ci sono due specie di organizzazioni diffuse che la storia ci consente di conoscere molto bene, e cioè le piccole città e i legami feudali. Nessuna esclude la tirannia né la guerra, ma ambedue sono più feconde e più favorevoli alle migliori forme di vita umana di quanto non lo sia la centralizzazione subita dagli uomini dell’epoca romana e da quelli della nostra epoca. L’umanità giungerà forse a qualcosa di analogo a una di queste due organizzazioni, oppure a una mescolanza delle due, o forse ne troverà una terza. Può darsi che quel tempo non sia molto lontano e che ora noi stiamo assistendo all’agonia degli Stati. Purtroppo gli Stati non possono agonizzare senza far agonizzare al tempo stesso molte cose preziose e molti uomini. Ma la somma delle miserie e delle distruzioni irreparabili nell’àmbito della materia e in quello dello spirito sarebbe minore, se un numero sufficiente di uomini responsabili fossero abbastanza lucidi e abbastanza decisi per preparare e favorire metodicamente la trasformazione che l’umanità, per buona sorte, non può evitare in nessun caso. »

Simone Weil, Sulla Germania totalitaria, (1939), Adelphi, Milano 1990 

sabato 21 maggio 2022

Mille Bolle


 Vada a scorreggiare dentro la vasca mentre fa il bagno, così esce il suo cognome.

giovedì 19 maggio 2022

Tenetela su, mi raccomando

Coop, un caldo pomeriggio di maggio. Sono quasi venti giorni che non è più obbligatorio indossare la mascherina nei supermercati ma, ciò nonostante, all'interno dei locali saremo forse un venti per cento a essere a volto scoperto (e dico forse perché ho la tendenza a contare per due ogni uomo e ogni donna che sono senza). 
Mentre giro tra gli scaffali, mi sento chiamare da una signora dal becco di pulcinella di mare. 
«Oh, maestro Luca, quanto tempo che non la vedo. Come sta?».
Sebbene la voce sia un po' distorta dal filtro effeffepidue, mi sembra di averla già sentita. Infatti.
«Sono la mamma di P. e D. che sono stati suoi alunni, si ricorda? Ho saputo che si è trasferito, non è più alla scuola di S.»
«Ah, sì, signora. Ricordo bene i suoi figli. Erano davvero bravi ragazzi, me li saluti. Sì, ho cambiato scuola. Adesso insegno ai grandi».
«Ah, peccato. I bambini, non solo i miei figli, avevano grande considerazione di lei, tanto che, quando c'era lei, erano sempre contenti di essere a scuola».
<Grazie, mi fa piacere. Mi creda: è dispiaciuto anche a me lasciare la scuola dov'ero. Ma vede, dopo lo scorso anno scolastico, il trasferimento era diventato una cosa necessaria: mi è impossibile continuare a insegnare a bambini e ragazzi a cui s'impongono delle regole assurde, insensate, contro ogni logica anche e persino sanitaria. Siamo rimasti l'unico paese al mondo in cui c'è un governo autoritario che impone di coprire naso e bocca ai propri studenti e io non voglio essere complice di questo abominio».
«Ho capito. Arrivederci».
E se ne va, senza aggiungere altro, sistemandosi, dietro le orecchie, gli elastici del proprio becco posticcio che nasconderà, sicuramente, una smorfia di disprezzo.

Io rivolgo lo sguardo agli scaffali e penso ai suoi figli, adesso grandi ma non maggiorenni, ai quali tutte le mattine ella si raccomanderà, anche con questi caldi, di tenere la mascherina sempre su, su, su...

 
P.S.
Per chi volesse farsi un'idea della condizioni tragiche in cui versa la scuola italiana, consiglio di ascoltare questo discorso di Elisabetta Frezza.



lunedì 16 maggio 2022

Ai disumani

Se voi foste abbastanza umani da capire
che siete disumani così tanto da perseverare
nel male che vi informa e nutre e che
le vostre azioni confermano senza posa,

allora cerchereste tutti i giorni
di mettere la testa dentro a un secchio
di mettervi una corda intorno al collo
di spararvi un colpo dove batte il cuore.

Siete così stronzi che la vostra digestione
non può produrre lo scarto che già siete
e perciò non vi fermate, per paura che subito
mosconi in volo si posino leggeri

sulla vostra putrefazione. Maledirvi
altro non resta, in senso proprio: dire
male di voi perché del Male siete
l'incarnazione. Solo quando sarete

sottoterra o trasformati in cenere
un po' di pace il girotondo terrestre
intorno al sole, a poco a poco,
nell'aere disammorbato dalle vostre facce

potrà riavere.

mercoledì 11 maggio 2022

Vedevo il mondo

Una volta vedevo il mondo 
un mondo che adesso sembra impossibile vedere; 
un mondo dove camminare era sicuro 
che la strada non diventasse una voragine.
Vedevo il mondo e, sebbene il dolore non mancasse, 
vedevo che la maggior parte delle facce 
si compiacevano di esistere in un'epoca in cui
si vociferava che la storia fosse finita e non avesse un seguito. 

Era caduto tutto, ogni muro - 
anche se in certi luoghi, a poco a poco, 
nuovi muri venivano innalzati. 
Ma in quel mondo le contese, 
tra gli opposti pretendenti al trono, 
non prevedevano di coinvolgere gli spalti; 
la lotta era tra maschere che, sul palcoscenico,
se le davano di santa ragione, 
facendo finta, beninteso, 
perché le bastonate di riflesso
piovevano sempre addosso a noi.

Noi che a poco a poco ci siamo trasformati
da popolo a pubblico, da spettatori 
che fiatavano sul collo ai gladiatori nell'arena
a telespettatori che al massimo ruttano
mentre i mentana, coi bigodini in testa,
fanno finta di domandare, di cercare la verità.

Dovevamo essere disabituati alla lotta, 
dovevamo essere definitivamente sedati
nel torpore del dopocena. 
E anche se sappiamo che il re è nudo
ce ne stiamo in panciolle, coi pantaloni della tuta,
a palle sciolte sul sofà.

D'altronde, ci sono i buffoni di corte ad agire per noi, 
a raccontarci storielle consolanti 
per farci ridere o per far piangere 
lacrime in diretta nel caso ci fosse
da sacrificarsi un po' e dare il nostro
contributo come richiesto dalla pubblicità.

[...]


sabato 7 maggio 2022

La cinquantunesima stella

Da quando gli americani hanno conquistato l'Italia, non l'hanno più mollata e non capisco ancora cosa aspettino, gli Stati Uniti, ad aggiungere una stella in più alla loro bandiera. Una stella mediterranea, senza tanti infingimenti. Almeno il popolo italiano potrebbe - per quel che vale (zero virgola che?) - avere la garanzia di votare ogni quattro anni, DiMartedì. E la si finisse una volta buona con questa storia di essere uno stato indipendente! Avete rotto i coglioni a forza di prenderci per il culo. E ora il non eletto, il messo lì con gli osanna del Capitale, servitù annessa applaudente, non nasconde neanche più con una finzione di andare là, oltre oceano, a prendere ordini, dispacci, comandi, sì signore, un inchino, tanto carino è questo funzionario. Era meglio quando i rapporti con l'Amministrazione yankee li teneva direttamente la mafia: almeno i mafiosi ottenevano qualcosa per il territorio, da bravi uomini d'onore. Questi facente funzione di stocazzo, mezzi uomini, piglianculo, ominicchi e quacquaracquà, che non valgono il pelo di un coglione di un lavoratore sospeso perché non ha ceduto al ricatto del certificato merda, devono decidere per un'intera popolazione come se ne avessero legittimazione morale e spirituale, e non solo la merdosa formalità del raggiro costituzionale. Fate schifo, tutti. Indegni di rappresentare quel che resta di una nazione imbambolata, di milioni di individui che ancora portano la mascherina come ebeti per rispetto. Rispetto di chi? Della merda inquinata che ci rappresenta? Ma ripigliatevi, datevi una scossa, bevete un cordiale, fatevi una pippa, ricordate che avete cantato anche voi La terra dei cachi e vergognatevi. E pentitevi. Ma soprattutto: spengete quella cazzo di televisione che vi rimbomba nel cervello falsità.

venerdì 6 maggio 2022

Trampolini

 « Le circostanze in cui è caduto il fascismo sono state poi tali da rendere completamente utopistico ogni spirito rivoluzionario. Non è possibile fare delle innovazioni radicali con la presenza delle truppe di occupazione. Il governo inglese e quello americano considerano il nostro paese come un possibile trampolino di lancio nella prossima guerra contro la Russia e hanno tutto l'interesse ad appoggiare i reazionari, loro eventuali alleati contro i comunisti. È vero. Noi abbiamo perduto la partita. Ma le carte che avevamo in mano non ci permettevamo di vincerla. »

Lettera di Ernesto Rossi a Gaetano Salvemini del 20 marzo 1946, in G. Salvemini, Lettere dall'America

mercoledì 4 maggio 2022

Polli d'allevamento

L'Italia è un paese che odio, diciamo olio, ch'è più unto e scivola meglio sui sentimenti che, auspicabilmente, dovrebbero essere il meno intensi possibile verso chi non si ama, verso chi si disprezza, verso chi non si vorrebbe aver niente a che fare e invece si ha che fare, dato che il caso ci ha piombato addosso quest'epoca e questa nazione regolata da disposizioni di legge che cozzano, ledono, rompono i coglioni al diritto di vivere la propria vita di bipede che non calpesta i piedi altrui.

Io li vedo, i miei simili, che ancora portano quello straccio pieno di microbi davanti alla bocca, impedendosi a una corretta respirazione. Li vedo - e ho pena per loro, mi mortificano, mi urtano il nervoso, li vorrei tutti mandare a fare in culo, ma non lo faccio, è un pio desiderio, Giusto. Però devo fare qualcosa. Che cosa? Cantare:

Cari, cari polli di allevamento
che odiate ormai per frustazione e non per scelta;
cari, cari polli di allevamento
con quella espressione equivoca e sempre più stravolta.
Immaginando di passarvi accanto
in una strada poco illuminata
non si sa se aspettarsi un sorriso
o un coltellata.
Dlin dlan, dlin dlon.

P.S.
Per i lavoratori costretti dai "prenditori" di lavoro a portare il cencio davanti alla bocca, sappiate: i protocolli d'intesa tra confindustria e sindacati non sono legge. Mandate a fare in culo e gli uni e, soprattutto, gli altri - i sindacani di razza padrona.

lunedì 2 maggio 2022

Mistero degli Esteri

« Superfluo, superfluo... Magnifica parola, e ben trovata. Più penetro in me stesso ed esploro con attenzione la mia vita passata, più mi convinco che questo termine risponde rigorosamente a verità. Superfluo, appunto. Termine che ad altre persone non si applicherebbe... Ci sono persone cattive, buone, intelligenti, sciocche, piacevoli e sgradevoli; ma non... superflue. Cioè, vorrei che mi si capisse: anche di costoro l’universo può fare a meno; ma l’inutilità non rappresenta la loro caratteristica principale, non è il loro tratto distintivo e, quando vi capita di parlare di costoro, ‘superfluo’ non è la prima parola che vi si arrampica sulla punta della lingua. Per quanto riguarda me, invece, altro non si può dire se non: superfluo; e fine del discorso. Una persona in sovrappiù: tutto qua. »

Ivan Sergeevič Turgenev, Diario di un uomo superfluo, (traduzione di A. Niero), Voland, Roma 2014

Domande produttive

 
« Le nuove guerre incominciano là dov'erano finite le precedenti. Anche se il punto di transizione non è perfettamente visibile, la transizione storica non solo è visibile ma si impone come risultato dei rapporti capitalistici. La sovrapproduzione di capitale, che è sempre sovrapproduzione di merci, trova nuovi sbocchi soltanto sovradimensionando il mercato. È inevitabile assistere alla risposta automatica, immediata, dell'intero ciclo di produzione, il quale comprende la guerra ».

dal Supplemento al n. 50 della rivista N+1

Per alcuni amici, chiedo: quanto incide sul pil nostrano la produzione di armi? Tale settore produttivo, che in questo periodo sta indubbiamente vivendo un momento di “vendemmia”, ha assunto un po' di disoccupati in cerca di lavoro? Se sì, con quale tipo di contratto? Indeterminato, determinato o a chiamata? Inoltre, l'organizzazione del lavoro nelle fabbriche di armi prevede quale turnazione? Quante ore al giorno fanno gli impiegati e gli operai e per quanti giorni a settimana? Gli straordinari sono graditi? Esistono i rappresentanti sindacali del settore? I lavoratori sono inquadrati come metalmeccanici? C'è uno spaccio aziendale, una mensa con le razioni K.? Avendo, la merce prodotta, delle caratteristiche particolari, occorre che la fabbrica sia sorvegliata da agenti della sicurezza che operano 24 ore su 24? Se sì, costoro hanno lavorato anche ieri, domenica primo maggio?

sabato 30 aprile 2022

Perennemente in moto

 « Nella primavera del 1950 [...] ero pronto a sistemarmi da qualche parte [tra Washington D.C. e New York, ma non in città], visto che stavano per arrivare i russi e presto la Bomba sarebbe caduta nella notte. Il popolo americano era ora sistematicamente terrorizzato dal governo. Gli scolaretti venivano istruiti su come “salvarsi” in caso di bombardamento. A scuola, avrebbero dovuto nascondersi sotto i banchi. A casa, i genitori venivano esortati a costruire dei ripari nei praticelli sul retro, oppure negli scantinati. La grande macchina americana della guerra, perennemente in moto, stava ora ronzando tranquillamente, e benché fosse ancora tempo di pace (presto avremmo avuto una vera guerra in Corea), Truman aveva istituito nuovamente la leva, cosa sconosciuta negli Stati Uniti se non in tempo di guerra. Le imposte sul reddito arrivavano al novanta per cento per sostenere i costi della difesa e mantenere l'arsenale della democrazia fornito di armi, per essere in grado di aiutare tutti quei piccoli paesi amanti della pace sparpagliati sulla terra, che loro volessero oppure no. Quando venimmo a sapere, a proposito degli accordi di Ginevra del 1954, che il popolo del Vietnam del Nord e del Sud avrebbe, con libere elezioni, votato Ho Chi Minh e per il comunismo senzadio, Kissinger disse frignando: “Non abbiamo forse il diritto di salvare un popolo da se stesso?”».

Gore Vidal, Palinsesto, “A casa sull'Hudson nella guerra fredda”, Fazi Editore, Roma 2000

venerdì 29 aprile 2022

Ho fatto una Scelba

 « Al generale Pièche, un piemontese in cui ha grande fiducia, Scelba ha dato venti giorni per preparare un rapporto completo sulla situazione dell’Arma e della polizia. Dopo aver ascoltato in silenzio la disastrosa relazione, chiede al generale che cosa pensa delle loro possibilità di reazione nel caso arrivi il peggio. Pièche (la sua risposta è nota) ribatte che non sono assolutamente in grado di fronteggiare un’offensiva e che se qualcuno tentasse un colpo sarebbe la fine. Meno noto, invece, il commento immediato di Scelba: “Infatti, – replica, – se io fossi comunista farei la rivoluzione domani”. »

Scelba

martedì 26 aprile 2022

Il penultimo capo indiano

Acquisto rubli, me ne bastano pochi, cento euro, una volta tanto voglio essere previdente nel caso debba attaccarmi alla canna del gas. 

Non avrei mai creduto che la storia in diretta mi facesse patire così tanto, che l'Italia soprattutto - lo Stato, le istituzioni, i partiti, i giornali, il mondo della cultura ufficiale - riuscisse a diventarmi così schifa e intollerabile. Io non mi sento italiano in quel senso lì, in quella appartenenza lì. Senza purtroppo e senza fortuna lo sono. Ma lo sono in quanto nativo, e basta. E cerco una riserva.

Ma come si fa, com'è possibile che il mondo delle relazioni umane, dei rapporti politici ed economici sia pressoché interamente gestito da folli testedicazzo senza un minimo di senso di umana compassione e benevolenza per i propri simili che dicono mamma, babbo, vaffanculo?

Domande inutili. Occorre disobbedire. In questo momento è l'unica azione che ritengo possibile. Il problema è che dovrebbero cominciare a disobbedire là dove la disobbedienza provocherebbe non dico un deragliamento (in questo momento non oso sperare tanto), ma almeno un rallentamento della macchina lanciata verso la catastrofe.

Domanda ingenua: perché la propaganda hollywoodiana, riguardo alla situazione di conflittualità e di rischio bellico mondiale, non produce film preventivi, ad esempio un rifacimento di The Day After? Anche se all'epoca, molti intellettuali ritennero che quel film non fosse altro che una metafora di quello che sarebbe accaduto agli Stati Uniti dinnanzi all'invasione commerciale dei prodotti made in Japan e al conflitto conseguente con la nazione del Sol Levante... E vabbè, sbagliarono paese d'Oriente, ma come sostiene Olympe de Gouges, la vera causa della crisi in corso, oltre che alla crisi sistemica del capitalismo, è dovuta a uno scontro tra imperi.

lunedì 25 aprile 2022

Letterina conculcata


mi spieghi perché coloro che inviano armi al governo banderiano ucraino – e che oggi sono venuti a portarti le ghirlande e a cantare con la banda Bella ciao – non inviano armi anche ai palestinesi e agli houthi? Perché palestinesi e houthi non trovano, ogni mattina, l’invasor, o forse perché essi non hanno intercessori presso le agenzie di rating, le quali mantengono il debito pubblico italiano un gradino sopra la discarica della spazzatura?

domenica 24 aprile 2022

Viva Wordpress

 Bloggerexit.

Anche se per un po' terrò i piedi in entrambe, ho messo piede in una nuova casa. Perché? Perché la lingua italiana ha otto articoli determinativi, e io mi sono rotto i coglioni di usarne solo uno. 

Forse il mio è un gesto romantico, di amore verso la forma blog. E di graduale dismissione di ogni altra presenza "social".

sabato 23 aprile 2022

Pregare San Giorgio

Poi scendesti dai monti a riportarmi

Questi sogni che fanno navigare avanti e indietro nel tempo e nello spazio di una vita che sembra composta dallo stesso essere che qui scrive e ricorda, appunto, come sul finire della notte, stanotte, sia ritornato per un attimo felice con colei che entrò in circolazione al posto dei globuli e del plasma, ma non delle piastrine ché infatti il cuore mi sanguina ogni volta che lei svanisce, al risveglio. Sdraiati, consolati io ad appoggiare le labbra su una coscia colorata dal sole, solleticando l'impercettibile peluria resa diafana dall'estate e dal sudore. Perché siamo sempre giovani nei sogni e disponibili a cavalcare i desideri come fossero delle furie domabili senza tema di cadere rovinosamente con il naso dentro una tazzina di caffè? 

Nonostante lo zucchero, stamani era particolarmente amaro.

E adesso via nell'umido a pregare San Giorgio.

venerdì 22 aprile 2022

Rifiutarsi alle deduzioni necessarie


Gianfranco Contini, Dove va la cultura europea?, 1946,
edizioni Quodlibet 2012


Com'è accaduto (e accade) per l'«emergenza» sars cov caz 2² 19-20-21-22...(?), anche riguardo alla crisi ucraina in corso, il mondo accademico e, più in generale, salvo rare eccezioni, quasi tutti gli intellettuali odierni muti se ne stanno sull'albero della cuccagna senza azzardare la benché critica all'andazzo politico sociale ed economico italiano ed europeo. Siamo circondati da reazionari, silenti i più, alcuni invece hanno pure la faccia a culo di brandire baionette dietro le telecamere ché dal vivo sono meno coraggiosi di essere testedicazzo quali sono.

Un allineamento alla volontà del regime del genere è impressionante: su settantamila docenti universitari, a parte un migliaio che firmarono un appello contro l'obbligatorietà del certificato verde per lavorare e studiare (appello finito nel niente, ahimè), soltanto in due (Francesco Benozzo e Paolo Villoresi) si sono rifiutati di mostrarlo e quindi soltanto costoro “hanno convertito in azione” la presa di coscienza di vivere dentro un regime autoritario e dispotico (per carità, dato che, dal primo settembre di anno scorso, ho lavorato e lavoro  mostrando l'infame tessera verde, non posso non rendere omaggio anche a quel migliaio di accademici che hanno firmato l'appello, hanno protestato e contestato la liceità di tali misure anti-democratiche, anti-costituzionali e contrarie ai principi basilari del diritto naturale).

Anche adesso, in riferimento all'invio di armi al governo ucraino deliberato dal governo e dal parlamento, tranne poche eccezioni, mutismo imperante. Nessun appello, nessun protesta, peggio: proteste al contrario. Dagli imbecilli che paragonano il governo ucraino alla resistenza partigiana, a quelli che censurano Dostoevskij e i balletti russi. Possibile che il mondo della cultura si faccia fagocitare dai Gramellini, dai Cazzullo e altre mezzeseghe di regime? Possibile che alcuno non si faccia promotore o mediatore di una protesta contro il governo e in favore della pace?

martedì 19 aprile 2022

Quando dagli altoparlanti il Drago parla di pace

Ma qualcuno che scende in piazza per protestare contro questo cazzo di governo c'è o non c'è? No, non tanto contro il greenpass, oramai lo avete digerito come un boa digerisce un'antilope (anche se avete qualche difficoltà a ricacarlo, vero, miei cari compatrioti?). Ma contro questa volontà di suicidio conclamata di adesione ai diktat della Nato, ossia alla volontà dell'amministrazione governativa degli Stati Uniti d'America di fare di tutto purché la guerra prosegua, senza dire né ahi, né bai... 
Possibile che ci si lasci precipitare nel dirupo senza provare a frenare neanche un po'? Ok, i freni sono rotti come il culo di chi ci comanda, ma vabbè, un po' d'attrito, suvvia, un po' di piedi puntati, di “No, non nel mio nome, perdio!”. Un po' di casino, insomma. Uno sciopero, due vetri rotti, qualche scuola occupata, uno schiaffo a qualche sindaco del cazzo che copre il David in piazza e fa parlare uno stronzo cocainomane in videochiamata.

Ordunque, ci si mobilita o no? O forse vige ancora quell'ordinanza della morgese che dava i daspo solo per stare seduti in piazza con due volantini? Ehi, ministro: noi coi volantini ci si fa due aeroplanini e si lanciano per l'aria, innocui e silenti aerei di pace. Non siamo piloti assassini testedicazzo come quei due piloti di caccia americani che tagliarono i fili della funivia del Cermis, ventiquattro anni fa. Giudicati in America. E assolti. E dov'erano di base? Do you remember? 

Anche il mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo... che mutismo. Ma Bono Vox è più morto di Berlusconi? Ve lo ricordate Berlusconi che fa la mitraglia? Bei tempi a parte: possibile che questo silenzio delle coscienze perduri? Possibile vi lasciate infinocchiare da guitti opinionisti prezzolati che vomitano bile e falsità a getto continuo ed arrivano persino a giustificare e a contestualizzare il concetto di nazismo?

Quando dagli altoparlanti il Drago parla di pace
i terrazzieri guardano le autostrade
e vedono
cemento fino a mezzo metro per
carri armati pesanti.
il Drago parla di pace.
Rialzando le schiene doloranti,
le mani grandi appoggiate ai cannoni,
i fonditori lo ascoltano.
I piloti dei bombardieri rallentano i motori
e ascoltano
il Drago parlare di pace.
I tagliaboschi stanno in ascolto nelle foreste silenziose
i contadini lasciano gli aratri e portano la mano all'orecchio
le donne, che recano da mangiare nei campi, si fermano.
Sul campo arato c'è un'auto con altoparlanti. Di lì
si sente il Drago esigere la pace.

N.B.
Abitando a sud dell'Alpi, mi sono permesso di sostituire l'Imbianchino con la voce: il Drago. Credo che Bertolt Brecht sarebbe d'accordo con me.

lunedì 18 aprile 2022

Il mio 5 per mille

Quello attuale non è un governo di merda, è peggio, giacché, se lo fosse, almeno concimerebbe qualcosa. Quello attuale è un governo asettico, sterile, come un laboratorio per la vivisezione.

Quest'anno, darò il mio cinque per mille alla LAV.

domenica 17 aprile 2022

Tutte fragili

« Agli uomini viene offerto un fascio di possibilità religiose. Tutte fragili. E l'uomo secolare vuole qualcosa che sia tutto suo. Ci sono varie vie. La più avvincente è il denaro. Ma anche questo non è risolutivo. Quando è molto, obbliga a disfarsene in notevole parte, generalmente per sentirsi buoni. Il denaro diventa una promozione per se stessi. Spesso è dedicato a fenomeni cosmici, come il mutamento climatico, che sopravanzano di gran lunga il possibile effetto del denaro di un singolo. Rimane solo l'impressione di essere buoni. »

Roberto Calasso, Sotto gli occhi dell'Agnello, Adelphi, Milano 2022 

venerdì 15 aprile 2022

È un problema solo mio?

“ Il problema, solo mio?, è più complicato, complicato da più gradi o
stadi di realtà; e volendo spiegarlo, io miro a qualcosa di assolutamente
reale in cui tutti gli aspetti della realtà che turbinano alla rinfusa lascino
presagire qualcosa di simile a una connessione. Perché cosa si può sapere là
dove una partecipazione è quasi sempre solo una partecipazione
(tele)visiva? Cosa si sa là dove si possiede un sapere a base di internet e
online, privo di qualsiasi sapere effettivo, che può nascere solo
dall'imparare, guardare e imparare? Cosa sa chi al posto di un fatto si trova
davanti unicamente all'immagine dello stesso, o, come nei notiziari
televisivi, a uno stenogramma dell'immagine, o, come nel mondo della rete
informatica, allo stenogramma di uno stenogramma?

Troppo rapidamente, anche in questa
guerra, erano stati stabiliti e fissati sulla carta per la cosiddetta opinione
pubblica mondiale i ruoli dell'aggressore e dell'aggredito, delle pure vittime
e dei soli malvagi.

Quale fronte di guerra offriva la «parte privilegiata»,
riguardo ad ammazzati e torturati, per raccontare e fotografare?

E in anni di resoconti di guerra,
sempre soffrendo realmente anche in seguito, e certo sempre di più,
assunsero manifestamente e docilmente gli atteggiamenti e le espressioni
sofferenti richieste per gli obiettivi e le registrazioni di fotografi e
giornalisti internazionali, istruiti, guidati, diretti da costoro. Chi mi dice che
sbaglio o che sono perfido se nella fotografia del volto di una donna che
piange a dirotto, chiusa dietro le sbarre di un campo di prigionia, non vedo
anche decisamente l'attenersi obbediente alle indicazioni del fotografo
dell'agenzia di stampa internazionale che staziona fuori dalla recinzione, e
persino nel modo in cui la donna si aggrappa alla rete un atteggiamento
suggeritole dal commerciante di immagini? Sì, può darsi che mi sbagli, il
parassita è nel mio occhio (il bambino, in primo piano nella foto, che piange
in braccio a una donna, sua madre?, e nella foto successiva è lontano in un
gruppo, tranquillo, in braccio a un'altra donna, la sua vera madre?): ma
perché non mi sono mai capitate sotto agli occhi - almeno qui, all'«Ovest» -
queste immagini così accuratamente inquadrate, studiatissime e appunto
come esibite di una vittima di guerra serba? Per quale motivo i serbi in
quelle condizioni non sono quasi mai stati mostrati in primissimo piano, e
quasi mai singolarmente, ma quasi sempre come gruppetto, e quasi sempre
sul mezzofondo o in lontananza sullo sfondo, proprio «sul punto di sparire»,
e anche quasi mai, a differenza dei loro compagni di sventura croati o
musulmani, con lo sguardo fisso e dolente verso la macchina fotografica,
ma girato da parte o puntato a terra, come consci delle loro colpe? Come
una stirpe estranea? - O come troppo orgogliosi per mettersi in posa? - O
come troppo tristi per farlo?    

Peter Handke, 
Un viaggio d'inverno ai fiumi Danubio, Sava, Morava e Drina
ovvero
Giustizia per la Serbia
Einaudi, Torino 1996

mercoledì 13 aprile 2022

Un rêve Ardant

Per circostanze poco chiare, anzi: del tutto oscure, mi trovavo in auto con quello che avrebbe dovuto essere mio suocero (ma non era), per andare a un appuntamento che ci avevano dato certi loschi figuri per risolvere non so bene quale controversia o sgarro che colui che avrebbe dovuto essere mio suocero (ma non era) avrebbe fatto a loro. Dopo aver parcheggiato la macchina, accompagnati da un anziano signore dall'aria apparentemente mite, saliamo le scale di una palazzina situata in una periferia semibuia di qualche imprecisata città. Io ero un po' diffidente a entrare in quella casa, ciò nonostante sembrava non ci fosse altra scelta se non la fuga. 

Nell'appartamento, tuttavia, niente sembrava contribuire ad aggiungere, o a togliere, preoccupazione per l'intera faccenda. Una parziale rassicurazione me la dava la presenza di un ex compagno di studi delle medie, un ragazzo simpatico che di soprannome chiamavano tutti il Lupo.

Nella casa tutti siamo restati in piedi, tranne il Lupo, che si fumava una sigaretta appena rullata, tranquillo, con il gomito e il posacenere sul tavolo. L'anziano signore, sul quale un ghigno sinistro ha preso il posto dell'aria mite, ha iniziato a farneticare qualcosa di un mancato accordo o di un danno subito da riparare. Non so perché, ma ho temuto che egli, da un momento all'altro, potesse tirare fuori un'arma, non necessariamente da fuoco, piuttosto un coltello o non so. Mi sono quindi allontanato e mi sono avvicinato al Lupo che continuava a fumare, indifferente. Un po' troppo vicino, ahimè, giacché lui, facendo finta di porgermi la mano, mi ha punto sul dorso della mia con una puntina che teneva nascosta tra indice e medio della sua non impegnata dalla sigaretta; l'ho guardato dicendo «Cazzo fai?». Lui, con aria sconsolata, ha risposto: «Mi dispiace», e forse preso da un rimorso, mi ha dato un piccolo foglietto con le scritte minuscole, ripiegato come un bugiardino, che subito ho aperto per leggere: “Veleno di geco del Madagascar”.

«Cazzo è?».

«Se non trovi un antidoto, tra dodici ore, purtroppo, morirai».

«Che cosa mi hai fatto? Perché lo hai fatto?», niente: domande inutili.

Senza attendere alcuna risposta, sono scappato via, solo, senza badare a colui che credevo fosse mio suocero, ma non era; in breve, ho raggiunto il Pronto Soccorso ma non avendo effetti visibili altri dal panico, mi hanno assegnato un codice verde e di mettermi in attesa. Attesa di che? Porca puttana, ho un veleno in corpo, che cosa devo attendere? Mi sono ricordato, allora, che vicino a dove mi trovavo abitava un pranoterapeuta, che si riteneva avesse poteri particolari: la disperazione fa credere a tutto. Così, a passo svelto ma senza correre per non aumentare il battito cardiaco più del necessario, sono andato da questo “dottore”.

In pochi minuti ho raggiunto il quartiere dove credevo abitasse; e infatti l'ho trovato seduto in un terrazzo condominiale in compagnia di altre persone, un po' distaccato mentre leggeva un libro. Da sotto il terrazzo gli ho fatto dei cenni e lui, un po' contrariato, si è alzato e mi è venuto incontro, ma la voce, la voce: non riuscivo a parlare. Allora gli ho mostrato il biglietto e la mano punta che stava diventando viola. Si è allarmato, mi ha preso per un braccio e trascinato verso il suo studio per mezzo di uno strano ascensore che saliva lentamente i piani a spirale. Lo specchio interno rifletteva le nostre figure e, d'un tratto, la sua faccia è diventata quella di Fanny Ardant che ha spalancato un sorriso prima che chiudessi gli occhi e poi li riaprissi per capire che era un sogno.

lunedì 11 aprile 2022

Quelli che portano via il gas dalle caldaie

In conclusione di un suo articolo pubblicato oggi da qualche parte (che non linko, per educazione), la giornalista Milena Gabanelli scrive:
«le sanzioni nel loro complesso stanno isolando Mosca e provocando qualche danno alla sua economia, ma ampiamente compensato dall’export di idrocarburi di cui la Ue, e in particolare Italia e Germania, ha drammaticamente bisogno. La partita cruciale alla fine può giocarla solo l’Unione Europea, decidendo se a farci più paura è la barbarie e la fine dello stato di diritto o un periodo di forte austerità. Nella risposta la soluzione».
Poi ho letto Brecht:

Quelli che portano via la carne dalle tavole...

insegnano ad accontentarsi.
Coloro ai quali il dono è destinato
esigono spirito di sacrificio.
I ben pasciuti parlano agli affamati
dei grandi tempi che verranno.
Quelli che portano all'abisso la nazione
affermano che governare è troppo difficile
per l'uomo qualsiasi.

Breviario tedesco, in Poesie e canzoni, Einaudi 1959, traduzione (credo) di Franco Fortini

domenica 10 aprile 2022

Forever young

Un sabato, un città, una piazza antistante la stazione, alcune bandiere, un convegno autorizzato sicuramente dalla questura previa richiesta, un microfono, due altoparlanti, un banchetto per raccogliere firme per una diffida contro alcuni sindaci e per una denuncia contro un dirigente scolastico che ha paragonato, in un'intervista pubblica non smentita, gli insegnanti sospesi a degli evasori fiscali. Ci sono alcuni interventi, poi parla un avvocato su un altro argomento d'attualità: come rispondere alla raccomandata che richiede, a coloro che hanno superato i 50 anni, di adempiere all'obbligo di vaccinazione anti sars cov 2. Indicazioni molto pratiche, tutte basate sul fatto che - chi vuole - può essere in grado di rispondere da solo, sempre dentro i termini della legalità. Una cinquantina di cinquantenni ascoltavano con attenzione, in piedi, in semicerchio. Nell'area vuota d'asfalto formata tra loro e l'avvocato, mentre l'avvocato parlava, ci passavano dentro giovani, poco più che adolescenti, tutti in gruppo, con aria provocatoria, imbambolati probabilmente dalle loro vasche melliflue nel corso cittadino. Uno di loro, con una leggera peluria adolescenziale sopra il labbro, per mostrarsi audace, grida “Viva Salvini”, mentre altri ragazzini del suo gruppo, più distanti, sghignazzando sotto la mascherina (che portano pure all'aperto), lo osservano compiaciuti. Qualche convenuto avrebbe desiderato prenderli a schiaffi, ma perché compromettersi per questi stronzetti?

Ignorare è la miglior soluzione, perché in questo caso uno schiaffo sarebbe stato tutto fuorché educativo, forse solo liberatorio lì per lì, ma controproducente poi. Picchiare un minore? O sarebbe stato meglio picchiare il genitore? O i suoi insegnanti? 

« Quanto è nostra responsabilità [di noi adulti] se intere generazioni di ragazze e ragazzi - sacrificati dalle scelte di Stato, criminalizzati da tutti [come untori], colpiti duro in quello che è più importante (il cameratismo, il confronto con gli altri, la libertà di muoversi, il sesso) - non hanno mostrato un minimo fremito non dico di ribellione, ma almeno di insofferenza, o di reclamazione rumorosa dei propri diritti?¹»

Che cosa abbiamo sbagliato se i giovani di oggi non si sono incazzati contro il regime e, in non pochi casi, sbeffeggiano quei pochi che lo fanno?

Senza tornare troppe decadi indietro: se vent'anni fa, o giù di lì, i giovani scendevano in piazza per protestare contro i potenti e reclamare un altro mondo ‘possibile’, perché adesso no, non ci sono o ci sono soltanto quelle poche decine di borghesucci confezionati dal regime, con le trecce e il motoscafo di Casiraghi?

Dove cazzo sono i giovani, oggi?

_______________
¹ Andrea Miconi, Emergenza di stato, 2022

martedì 5 aprile 2022

Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti

« Che cos'è la verità, di cui il testimone testimonia? Non il dato nella sua fattualità non linguistica, in sé oscuro e impenetrabile, né il nome che meramente lo significa, altrettanto in sé chiuso a ciò che nomina. Eppure è proprio a queste due incomunicanti astrazioni che si dirigono i discorsi e le opinioni degli uomini parlanti, ogni volta dimentichi di ciò che è in questione nel loro essere parlanti. I parlanti si dividono così in ideologi, che caparbiamente ricercano i fatti, considerando puramente accessorio e, come si dice, superstrutturale, il loro essere nel linguaggio e in comunicativi, per i quali la notizia - il medio - si è interamente sostituito alla cosa. »

Giorgio Agamben, Quando la casa brucia, Giometti & Antonello, Macerata 2020

Che cosa significano, che cosa testimoniano i morti per le strade dell'Ucraina? Reclamano vendetta? Chiedono che i loro carnefici - chiunque siano - muoiano a loro volta? Sono loro che parlano o sono i parlanti che s'impossessano delle loro voci? Inoltre: i morti hanno voce solo se sono tanti e ammucchiati? Se sono isolati, nascosti, sparpagliati non hanno voce, quindi non testimoniano, non significano niente? Nell'Europa che voleva - un tempo, ora forse non più - dichiarare le proprie radici cristiane, c'è ancora chi ha la capacità di comprendere la frase evangelica «lasciate che i morti seppelliscano i morti»? Perché tutti quelli che comandano o diffondono notizie tengono fisso lo sguardo sui morti e non si preoccupano mai, o poco o comunque in terz'ordine, di trovare una soluzione perché ci non ci siano più morti ammazzati ma che la gente continui a morire tranquilla di morte ‘naturale’ magari dopo gli ottanta? Oppure: considerato che la guerra è una tecnica politica che produce una grande quantità di morti, perché non escogitare altre forme di combattimento meno pericolose?

I morti... fanno tanto comodo ai vivi. In particolare quando ancora non sono seppelliti o, al massimo, quando, in fila indiana, dentro carri funebri militari, nella notte ma con le telecamere che li riprendono, stanno per essere condotti al cimitero. Neanche più all'obitorio, ché non si avesse a scoprire di cosa e come sono morti, i morti. Tanto ci sono i vivi che lo raccontano e che li contano, i morti,  bollettini su bollettini, fingendo pietà.

sabato 2 aprile 2022

Non c'è più niente da capire

È inutile convincere gli altri a vergognarsi quando gli altri credono di avere pensieri vestiti

Un tal Lucas, Aforismi e pompini, edizioni Alterlucas 2022.

Ammesso e non concesso che lo abbia mai fatto, da un pezzo non riesco più a scrivere per spiegare. La mia vocazione anti-pedagogica è emersa, inesorabile, soprattutto da quando «non c'è più niente da capire», e quindi da spiegare. Quello che è dato in sorte vivere (la storia sociale che si compie) è chiaro davanti agli occhi di tutti, basta fare lo sforzo di tenerli aperti, ovvero di non chiuderli o mettersi davanti due bende, anzi: due mascherine effeffepiddì. 

Chi sono gli scherani, gli sciacalli e i farabutti, oramai, dovrebbe essere chiaro per tutti. Bastano un paio di kapò dipartimento per mostrare come si possa essere, non solo più realisti del reo re, piuttosto più stronzi della merda (chimica) che li nutre e sostiene.

E poi, ci sono i bravi diesse del popolino dirigenziale, finora compatti e solerti nell'eseguire le linee di comando anti-umane del governo, i quali, storcendo il muso davanti alla scelta governativa di far rientrare al lavoro docenti che, liberamente, hanno preferito non sottostare all'obbligo che li riguardava, sostengono «ah, ma è diseducativo! così si incentiva chi non rispetta le regole! [quante tegole nel capo farei loro cadere in testa]; è come con i condoni che premiano gli evasori o per chi edifica abusivamente!»... Eh, no, teste di cazzo, no: chi è stato sospeso perché non si è voluto "vaccinare" contro il sars-cov2-caz-19, 20, 21, 22 e tombola, non è un evasore o un consumatore abusivo del suolo patrio, stronzi. Non lo è perché semplicemente ha pagato subito sulla pelle (essere sospeso dal lavoro e senza stipendio) il non essersi sottomesso al Decreto Regio di uno Stato un tempo repubblicano. Non ha infranto leggi, le ha solo subite. Non ha piegato la testa, ha tenuto la faccia libera e vi guarda e non dice nulla, se non commiserare la vostra miseria umana.

Fate schifo. E se dovessi un giorno fare schifo come voi, possa averne contezza, sì da mettere la faccia dentro al cesso e tirare lo sciacquone. 

martedì 29 marzo 2022

Che cos'è la servitù

Per quanto non serva a nulla scrivere, scrivere deve servire a nulla. Soprattutto questo che non serve, non è servitore, non ha un padrone, nel senso che non è uno scrivere al servizio di Chicche e Sia. Beninteso, non perché non possa diventarlo: se, per esempio, il ministero della propaganda mi offrisse, a stretto giro di posta, degli emolumenti via paipalle, farei come quelli del Il Manifesto e scriverei credendo che scrivere serva a qualcosa, al governo per l'appunto, e infatti. E ho detto apposta Il Manifesto, “quotidiano comunista” che, nel sito online, a metà scorrimento, in bella posa, riporta i dati di oggi rilasciati dal governo. I dati di che? S'intuisce ma non si dice: sparito il soggetto, restano le cifre, i + e la %

È o non è servitù questa? Non ditemi che è servizio pubblico perché vi strappo dodicimilaottocentoventidue peli pubici.

Scrivere non serve a niente, non serve niente, se non a dare dati, con le dita, plurale di dito: il mignolo per le orecchie, il pollice per la bocca e il medio non lo so.

sabato 26 marzo 2022

Rimettete una S in fondo al PD

In un muro paesano sul quale, di solito, sono affissi annunci funebri, stamattina ho visto incollato questo manifesto:



e ho pensato al Fattore Sigma che calcola la percentuale di stupidi presenti in un sistema sociale. 
Secondo il professor Carlo M. Cipolla, che lo ha analizzato e definito, esso è «una delle più potenti e oscure forze che impediscono la crescita del benessere e della felicità umana». Egli distingueva anche, a questo proposito, la differenza tra banditi e stupidi. Se i primi arrecano danno alla società, per trarre essi stessi beneficio dalle loro malefatte, gli stupidi, invece, causano danni agli altri senza, al contempo, realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita. 
Nel caso della stupidità del Partito Democratico (ma anche degli altri partiti che assicurano la maggioranza al governo Draghi), il problema è che le perdite le fanno subire all'Italia e ai disgraziati cittadini che la abitano. 

Altro caso di stupidità in cui mi sono imbattuto:


O Regina della Pace, abbi pietà di noi.