mercoledì 12 gennaio 2022

Ufficio anagrafe

«Ho perso di vista l'interesse comune», sentenziò Enza Paola agli altri astanti in attesa come lei di entrare all'ufficio anagrafe. «Roma è fottuta per bene e io mi domando con che faccia uno possa continuare a esserne sindaco».

«A culo», rispose un'anziana signora con voce squillante, nonostante lo straccio umido davanti alla bocca.

Strade con voragini, immondizia ovunque, gente mascherata e inospitale, negozi chiusi o sostituiti da catene di negozi uguali in tutto il mondo, senz'anima de li mortacci sua.
Che senso ha Roma? Ha senso per un capo gabinetto ministeriale, forse, con cinquemila e passa euro al mese di stipendio e la faccia da mentecatto messo di lì dai ras di turno che seggono in parlamento.
Il mondo in genere, l'Italia in particolare, Roma soprattutto è fatta per far sopravvivere la feccia. Con gli applausi della gente impaurita.

«Signora, che numero ha?».
«Il 32 dicembre». 
«Ah, allora tocca a lei». 
«Sì, ma che je dico all'impiegata? Che non voglio essere più italiana?»

Mica facile. È più facile dimostrare di non essere nati, che non essere nati qui.


martedì 11 gennaio 2022

Se la Costituzione fosse vostra madre

31 Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33 Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». 34 Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35 Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; 36 se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37 So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi. 38 Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!». 39 Gli risposero: «Il nostro padre è Abramo». Rispose Gesù: «Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! 40 Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l'ha fatto. 41 Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero: «Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!». 42 Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43 Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole, 44 voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45 A me, invece, voi non credete, perché dico la verità.

Vangelo di Giovanni, 8

lunedì 10 gennaio 2022

Cieli di gennaio

Un anno di Bidet, acqua corrente, a volte calda, a volte tiepida, a volte pure fredda. Guanto di spugna e mano: Guantanamo. Esiste ancora: aguzzini democraticamente eletti per il bene del popolo sovrano. Io sovrano poco, soprano meno, cantassi: voglio vivere così, col sole in fronte. Stupefatto. Non mi ricordo più nulla dei tempi di prima, quelli in cui andavo al supermercato, facevo la spesa e scambiavo un sorriso e un mezzo starnuto che, per educazione, avevo già prontamente rivolto al fazzoletto di carta. Ora non più. Non circola più un bacillo normale. Circola solo l'anormalità. Ma perché proprio all'Italia doveva capitare la classe politica più corrotta e infame di tutta la storia occidentale? Perché? 

Stamani, di rimbalzo, mi è venuta addosso una frase di Piero Calamandrei:
«Trasformare i sudditi in cittadini è il miracolo che la scuola può compiere».
E ho pensato che, in Italia, ciò che si può, non corrisponde mai a ciò che si vuole. 

***

Dalla finestra ho visto tante nuvole passare, di tanti colori, i colori delle nuvole: a strati, a cumuli, montate a neve o schiacciate come ghiaia. Ogni tanto, un filo di azzurro faceva capolino. Finché poi non si sono dirette tutte verso la Terra del Fuoco.

***

A un certo punto è venuta sera, una fredda sera di gennaio. Ho un debole per questo mese, perché i giorni iniziano a covare più luce e Orione è pronto a offrici un caffè senza bisogno di dimostrare alcunché. 

domenica 9 gennaio 2022

Maremma impestata ladra

La follia politica e collettiva prosegue a livelli tali che se si potesse da essa ottenere una forma di carburante, l'Italia avrebbe garantito decenni di indipendenza energetica, tanto che potremmo andare in culo agli americani, ai russi, agli arabi e a chi cazzo ne so.
Povere narici, povere gole umane vilipese per raccogliere tracce di saliva (che scendeva), prove di presenze occulte di salcazzo che.
E quanta gente ancora impaurita di morire, di morire, di morire, di morire, senza sapere che è morta di già.



Agitarsi non serve, imprecare nemmeno. Sicché si allarga la bocca più che si può per far finta di sorridere. E senza quella cazzo di mascherina effe effe loggia pi due. 

giovedì 6 gennaio 2022

Epifanie

Ho fatto due passi in campo aperto e, nel tratto più ripido del sentiero segnato da altri passi, altre tracce, comprese quelle di biciclette fuori strada, ho zampettato pure dentro l'acqua della pioggia notturna, non assorbita dal terreno, ciaf ciaf. Intorno, rami spogli debolmente illuminati da raggi timidi, ciuffi d'erba che sbadigliano dopo aver fatto da cuscino a qualche cinghiale, una quercia divelta e sdraiata a corpo morto lungo una scarpata, i pali della luce, un rapace che disegna cerchi sopra me. Lo invito a scendere, ma declina sibilando che, al momento, si trova senza scorta, sicché allarga il cerchio, vira verso ovest e si allontana da me.

Proseguo. Il cane annusa qualcosa in una forra. Si agita, tira: per fortuna siamo in salita: ne approfitto come fossi su una sciovia. Poi si ferma, piscia per l'ennesima volta e io per la mia prima. Abbiamo scopi svuotativi diversi. 

Ogni tanto alberi, cespugli, reti e lontani agriturismi, mi sentono imprecare come Saba. Camini fumano intorno, anziché pipe.


lunedì 3 gennaio 2022

Kafkianità

« Ci sono, nella storia moderna, delle tendenze che producono kafkianità sul vasto piano sociale: la progressiva concentrazione del potere che tende a divinizzare se stesso; la burocratizzazione dell'attività sociale che trasforma tutte le istituzioni in labirinti interminabili; la conseguente spersonalizzazione dell'individuo. »

« Se non ci si lascia ingannare da mistificazioni e da leggende, non si trova alcuna traccia significativa degli interessi politici di Franz Kafka; in questo senso, egli si distingueva da tutti i suoi amici praghesi, da Max Brod, da Franz Werfel, da Egon Erwin Kisch, come pure da tutte le avanguardie che, pretendendo di conoscere il senso della Storia, si compiacevano di evocare il volto del futuro. Come mai, allora, non le loro opere, ma quelle del loro solitario compagno, introverso e concentrato sulla propria vita e sulla propria arte, sono oggi leggibili come una profezia sociopolitica, e proprio per questo sono [erano] proibite in una vasta parte del pianeta?
Ho pensato a questo mistero un giorno in cui ero stato testimone di un piccolo episodio in casa di una vecchia amica. Essa era stata arrestata, durante i processi stalinisti di Praga del 1951, e condannata per delitti che non aveva commesso. Centinaia di comunisti, del resto, si sono trovati, a quell'epoca, nella sua stessa situazione. Tutti si erano sempre totalmente identificati con il Partito. Quando questo diventò tutt'a un tratto il loro accusatore, accettarono, al pari di Josef K., «di esaminare tutta la loro vita passata fin nei minimi dettagli» per trovare la colpa nascosta e, alla fine, confessare delitti immaginari. La mia amica riusci a salvarsi perché, grazie al suo straordinario coraggio, si rifiutò, a differenza dei suoi compagni, a differenza del poeta A., di mettersi alla « ricerca della sua colpa». Essendosi rifiutata di aiutare i suoi carnefici, diventò inutilizzabile per lo spettacolo del processo finale. Cosi, invece di essere impiccata, fu solo condannata all'ergastolo. In capo a quindici anni, fu completamente riabilitata e scarcerata.
Al momento del suo arresto, suo figlio aveva un anno. Quando usci di prigione, essa ritrovò dunque il figlio ormai sedicenne, ed ebbe la gioia di vivere con lui in una modesta solitudine a due. Non sorprende che nella madre nascesse un attaccamento appassionato per il figlio. Questi aveva già ventisei anni quando, un giorno, andai a trovarli. La madre stava piangendo, offesa e ferita. Il motivo era quanto mai insignificante: il figlio si era alzato troppo tardi quel mattino, o qualcosa del genere. 
Le dissi: «Perché te la prendi per questa sciocchezza? Ti sembra che valga la pena di piangere? Esageri!» 
Invece della madre, mi rispose il figlio: «No, mia madre non esagera. Mia madre è una donna eccellente e coraggiosa. Ha saputo resistere quando tutti cedevano. Vuole che io diventi un uomo onesto. È vero, mi sono alzato tardi, ma ciò che mia madre mi rimprovera è qualcosa di più profondo. È il mio atteggiamento. Il mio atteggiamento egoista. lo voglio diventare come mi vuole mia madre. E glielo prometto davanti a te».
Quello che il Partito non era mai riuscito a fare con la madre, la madre era riuscita a farlo con il figlio. L'aveva costretto a identificarsi con un'accusa assurda, ad andare a « cercare la sua colpa», a fare una confessione pubblica. Io guardavo, stupefatto, quella scena di miniprocesso stalinista, e all'improvviso capii che i meccanismi psicologici che funzionano all'interno dei grandi avvenimenti storici (e che sembrano incredibili e inumani) sono identici a quelli che determinano le situazioni private (banalissime e umanissime) »

Milan Kundera, L'arte del romanzo, Adelphi, Milano 1986

sabato 1 gennaio 2022

Ho scritto già una lettera

Buongiorno e buon anno. Ieri sera, poco dopo la mezzanotte, ho ripensato a Václav Havel. Siccome ho avuto vent'anni proprio intorno agli eventi storici che ci fecero credere che la storia, da lì in poi, fosse finita, ripenso spesso a chi pativa sulla propria pelle i dispostismi delle autorità, in quel caso "comuniste". Non importa niente se poi Havel, negli ultimi anni della sua presidenza, fu fagocitato dalla Nato e dagli Usa di Clinton e di Bush. Havel è stato un resistente. Insomma, per farla breve, ripensando a Havel ho ritrovato una lettera che ho provato a tradurre alla meno peggio, più che altro profanandola con degli inserti tra parentesi quadre.
Lui la scrisse al Dottor Husak. Io provo a inviarla, senza francobollo, ai dottori Draghi e Mattarella. Che risponderanno, va da sé...

« Anche se ogni giorno una persona prende degli ordini in silenzio da un superiore incapace e incompetente e, in modo formale, mette in pratica degli atti che privatamente trova ridicoli; anche se un individuo, capace di intendere e di volere, risponde senza esitare a questionari in modo opposto alle sue reali opinioni [per esempio firmando un consenso informato senza informarsi, oppure informandosi e vedendo palesi incongruenze, assurdità, impossibilità oggettiva di rispondere in modo consapevole e libero] e pertanto è disposto a firmarli lo stesso negando il proprio pensiero in pubblico; anche se, tale persona, non vede difficoltà a fingere simpatia o anche affetto là dove, in realtà, prova solo indifferenza o avversione, non significa comunque che abbia perso del tutto l'uso di uno dei sensi umani fondamentali; il senso della dignità.

Al contrario: anche se non ne parlano mai, le persone hanno un’opinione piuttosto elevata del prezzo che hanno dovuto pagare per la pace e la tranquillità esteriori: l'umiliazione permanente della loro dignità umana. Meno resistenza diretta gli oppongono – confortandosi con lo scacciare tale questione dalla loro mente o fingendo di credere che non abbia importanza; oppure semplicemente stringendo i denti – più profonda l'esperienza di tale umiliazione si incide nella loro memoria emotiva. L'essere umano che reagisce può dimenticare l’umiliazione rapidamente, ma l'essere umano che tollera a lungo di essere umiliato, deve ricordarlo a lungo. In realtà, quindi, nulla resta dimenticato. Tutta la paura che ha sopportato, la dissimulazione a cui è stato costretto, tutte le buffonate dolorose e degradanti e, peggio ancora, la sensazione di aver mostrato la propria codardia, tutto questo si deposita e si accumula da qualche parte nel fondo della nostra coscienza sociale e personale, e silenziosamente fermenta.

È chiaro che questa non è una situazione salutare. Se non trattati, gli ascessi suppurano; se il pus non può fuoriuscire dal corpo, la malattia si diffonde in tutto l'organismo. L'emozione umana naturale, la propria dignità umana, si deforma gradualmente in un crampo malato, in una sostanza tossica non dissimile dal monossido di carbonio prodotto da una combustione incompleta.

E allora non c'è da stupirsi che, quando la crosta si spezza e la lava della vita esce fuori, noi [vulcani minimi] sentiamo l’urgenza di correggere vecchi torti, ricerchiamo verità e forme corrispondenti ai bisogni della vita, senza nascondere i sintomi di odio bilioso, di  ira vendicativa e un desiderio febbrile d’immediato risarcimento per tutta la degradazione sopportata [dagli arresti domiciliari all’andrà tutto bene, dalle zone colorate al coprifuoco, dal certificato verde all’obbligatorietà di un trattamento sanitario inefficace per ottenere l'immunità di gruppo e, in certi casi, dannoso]. »